Patto di stabilità addio, ma nessuno ci crede
Dubbi tra i sindaci su una reale possibilità di spendere il tesoretto messo da parte in questi anni
SASSARI. In fondo nessuno di loro ha fede nel vangelo di Matteo. Schiacciati per troppi anni dal giogo del Patto di stabilità i sindaci mostrano diffidenza davanti all’ultimo slogan di governo. Via il patto per i Comuni virtuosi e disponibilità di spendere i tesoretti in investimenti. L’esecutivo lo annuncia nell’ultima Finanziaria. I sindaci attendono di leggere il testo prima di sbilanciarsi in proclami entusiastici. Temono l’effetto slogan da imbonitore del premier Matteo Renzi.
Prudenza compagni. Piersandro Scano, presidente dell’Anci Sardegna, non riesce a gioire. Mostra prudenza assoluta. «Dobbiamo per prima cosa studiare la legge – spiega – e capire cosa prevede. Per ora andiamo avanti con indiscrezioni. Certo se venisse cancellato il Patto di stabilità sarebbe un fattore positivo. Ma dobbiamo vedere quali sono i margini e in che modo verrà sostituito. È necessario essere cauti per non ingenerare falso ottimismo. Siamo contenti della cancellazione di Imu e Tasi, ma anche in questo caso vogliamo capire come il governo compenserà il mancato gettito». Un po’ di ottimismo però Scano lo vuole dare. «Per la prima volta in questi ultimi anni non ci sono stati altri tagli di risorse dallo Stato ai Comuni, e questo è un aspetto positivo».
Entusiasmo zero. Nessuno osa dirlo in modo aperto, ma la paura è che dietro la concessione di un allentamento del patto di stabilità ci sia dietro un vincolo ancora più rigido. Le indiscrezioni sostengono che si passerà all’obbligo del pareggio di bilancio. Che si potrebbe rivelare una stretta ancora più soffocante per le casse dei Comuni. Tanto che a livello nazionale molti centri chiedono una proroga del patto per un altro anno. Meglio che finire nella tagliola dei vincoli di un bilancio da chiudere a zero. In altre parole gli slogan del governo non fanno breccia nel cuore dei primi cittadini.
Cagliari milionaria. Seduto su una fortuna che non può toccare il sindaco di Cagliari Massimo Zedda spera che sia tutto vero. Che il governo abbia davvero dato la possibilità di spendere almeno una parte dei 260 milioni di euro di tesoretto del Comune di Cagliari. «Siamo uno dei più virtuosi in Italia tra i centri medio grandi – spiega –. I nostri bilanci sono sani. Se ci fosse un allentamento per noi significherebbe avere decine di milioni disponibili per fare investimenti. Ma aspetto di leggere il testo della legge prima di sbilanciarmi. Come Anci da anni discutiamo col governo proprio per una modifica e una apertura sul patto di stabilità».
Gianni il matematico. Non proprio accarezzato dalla fortuna nel suo mandato il sindaco di Olbia Gianni Giovannelli non riesce a credere in un provvedimento positivo. «Non conosco il testo – afferma –, ma dalle cose che ho letto il provvedimento mi sembra insufficiente. Si sostiene che per tutti i comuni si liberano risorse per 670 milioni di euro. Basta dividere questa somma per capire che si tratta di spiccioli. Il mio Comune ha un tesoretto di 40 milioni che non può essere speso. Tra le altre cose da poco il Governo ha riclassificato tutti i tesoretti di tutti i comuni. Nello stesso tempo ha introdotto nuovi principi nei bilanci che rendono ancora più scarse le risorse disponibili. In passato si potevano considerare come entrate le cifre che si presumeva di incassare. Faccio un esempio. C’erano multe per un milione e potevi segnare la voce un milione nelle entrate. Ora deve entrare come voce attiva nel bilancio solo quanto si incassa in modo effettivo di quel milione di multe. In questo modo anche la possibilità di spesa diminuisce se si deve ottenere il pareggio di bilancio».
La speranza di Bruno. Un po’ più ottimismo sembra pervadere il sindaco di Alghero Mario Bruno. Anche in lui prevale una assoluta cautela, ma non nasconde la speranza. «Abbiamo un tesoretto da un milione di euro che è spendibile da subito se viene allentato il patto di stabilità – afferma –. L’Anci da anni chiede che la norma nazionale venga cambiata. È chiaro che l’apertura di nuovi spazi finanziari non potrebbe che renderci felici. Ma è ancora presto».
@LucaRojch
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