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Province, corsa contro il tempo: si rischiano nuove sanzioni

di Luca Rojch
Province, corsa contro il tempo: si rischiano nuove sanzioni

Se il consiglio non approva la legge entro il 31 ottobre la Regione dovrà versare 55 milioni. Ma la Sardegna perderà anche 45 milioni di euro destinati alla città metropolitana

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SASSARI. La democrazia ha un prezzo. 100 milioni di euro. È quanto rischia di perdere l’isola nel palleggio diplomatico sulla riforma delle Province. La legge, alla sua terza versione, è approdata in commissione. Ma i tempi per il via libera definitivo sembrano allungarsi.

Tempo scaduto. In teoria il testo dovrebbe essere approvato dal consiglio regionale entro il 31 ottobre. In caso contrario la Regione dovrà versare di tasca 55 milioni di euro per alimentare i costi di sopravvivenza delle Province, a cui si devono aggiungere i 45 milioni di euro che l’isola perderà. Fondi che vengono dati dallo Stato per le città metropolitane.

La spaccatura. Ora la legge è in commissione per una integrazione. In pratica uscirà una quarta versione della legge Erriu e sarà quella che arriverà in aula per il voto finale. Ma tra maggioranza e opposizione non c’è accordo. Non per il normale gioco delle parti. La spaccatura sembra reale, e di sostanza. La maggioranza ha fatto capire di essere pronta ad accogliere le richieste del centrodestra, l’opposizione non condivide spirito e filosofia della riforma. Pietro Pittalis, Forza Italia, ha fatto capire in modo netto di volere il superamento del modello Province, e ha parlato di stato di confusione del centrosinistra sul progetto. Lo stallo sembra inevitabile, anche se sottotraccia si continua a lavorare per trovare un accordo. Il tempo corre veloce e sembra improbabile che entro il 31 si arrivi al via libera in Consiglio.

L’oggetto misterioso. Al di là degli scontri politici il nodo sulla riforma sembra essere sulla nuova forma di ente locale che dovrà sostituire la Provincia. Perché la giunta ha ribadito più volte che questa è una riforma ponte. Una fase transitoria per evitare le stangate imposte dal governo a chi non fa la riforma. Nessuno ha capito bene cosa siano le Unioni dei comuni. E lo scontro si concentra tutto qua. Il governatore Francesco Pigliaru e l’assessore Cristiano Erriu pensano a una riforma che sia in linea con le direttive di quella Delrio. E in questa concezione le Unioni dei comuni non sono piccole Province, ma supercomuni. L’idea è trasformare i 370 piccoli villaggi della Sardegna in 30 supercomuni. Difficile far passare questa linea di indirizzo nell’isola delle tante piccole patrie, in cui ogni Comune è un microcosmo che esalta la propria individualità.

I campanili. La sensazione è che ci si prepari a un’eterna transizione. I Comuni non pensano alla formazioni di Unioni, ma alla creazione di Province, un esempio su tutte la Tirrenica. In altre parole in pochi, in Consiglio, credono a una legge tampone. Erriu non perde la pazienza e continua a proporre la ortodossia della legge. «È da oltre un anno che abbiamo avviato un confronto su tutto il territorio – dice – Abbiamo incontrato centinaia di amministratori locali, parti sindacali, dipendenti. Il disegno di legge punta a rafforzare il livello delle Unioni di comuni. Ci sono territori e Unioni che sono già in condizione di svolgere gran parte delle funzioni delle Province che saranno loro trasferite. Con l’approvazione del disegno di legge i cittadini dovranno entrare in una nuova ottica e avere come riferimento le Unioni di Comuni e non solo il singolo Comune».

Mondi lontani. Visioni che per ora non sembrano conciliabili. E per l’isola al di là della quasi certezza di perdere 100 milioni per la mancata approvazione della riforma, c’è anche un altra stangata in arrivo. Lo Stato non solo non dà più risorse, ma dal 2015 porta via i fondi. Da quest'anno va via dalle casse delle Province sarde un miliardo di euro. I soldi della quota dell'assicurazione auto che tutti i cittadini pagano. Nel 2016 il prelievo salirà a 2 miliardi, per arrivare a 3 nel 2017.

Non si deve dimenticare l’ultimo nodo della riforma che si trascina in commissione, i 2mila dipendenti delle Province il cui destino è legato a doppio filo a questa riforma.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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