La Nuova Sardegna

La riforma divide la maggioranza tra tagli e battaglie di campanile

di Luca Rojch
La riforma divide la maggioranza tra tagli e battaglie di campanile

Sale la tensione dopo il “duello” tra Maninchedda e Soru, ma l’assessore Arru va avanti nel progetto Rimane la forte resistenza nei territori ad accettare il nuovo modello di rete ospedaliera

19 ottobre 2015
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SASSARI. Seduto su un vulcano. L’assessore alla Sanità Luigi Arru è «il più odiato di tutta la giunta». Le parole sono le sue. Ma con molta probabilità ha ragione. Con coraggio per la prima volta la Regione cerca di riordinare il caos Asl e lo fa con una serie di riforme che per ora hanno causato più proteste che consensi. E il malcontento dalle periferie è arrivato fino al cuore della Regione. Con turbolenze all’interno dell’esecutivo guidato da Francesco Pigliaru. Le polemiche dai sussurri delle stanze di governo sono arrivate sulla piazza pubblica di internet.

La bolletta. Non solo spirito riformatore. La Regione ha deciso di arginare l’emorragia di euro per il sistema sanitario per un motivo semplice. Tutti i costi devono essere coperti dalla Regione. Nel bilancio ci sono uscite per 5 miliardi di euro. 3 miliardi sono assorbiti dalla spesa per la sanità. Un costo insostenibile. A questo si deve aggiungere che la Sardegna ha sforato di 500 milioni di euro il tetto di imposto dal Cipe sulla spesa sanitaria.

Gelo in maggioranza. E per capire quanto siano lontane le posizioni in maggioranza basta leggere il blog dell’assessore Paolo Maninchedda. Con la solita ruvida franchezza non risparmia nulla neanche alla sua giunta. Ricorda come la spesa non sia finanziata per budget, come da lui proposto, ma in deficit. La differenza è semplicissima. Nel primo caso si dà al manager un tetto di spesa, che non può essere superato. Nel secondo si devono coprire i costi. Maninchedda punta il dito contro il segretario del Pd Renato Soru. Uno scambio al vetriolo. «Rivendico il diritto di dissentire e di mantenere la mia posizione e di considerare un problema politico serio la teoria e la pratica del deficit in sanità. Soru senza discutere del merito della questione sanitaria che devasta la spesa regionale, mi rimprovera di essere stato in maggioranza nella scorsa legislatura. Dimentica di dire che i voti del mio partito hanno consentito al centrosinistra di vincere le ultime elezioni – dice l’assessore –. Per il resto, gliel’ho già detto altre volte, non lo riconosco giudice della mia coerenza». Secca la replica di Soru. «Un’improvvisa amnesia ha colpito qualche alleato del centrosinistra. Non è l’attuale amministrazione ad aver creato il forte disavanzo: è stata la mancata gestione negli anni della legislatura Cappellacci». Poi la stoccata all’assessore: «Non è pensabile attribuire a quest’ultimo anno e mezzo il deficit accumulato dal centrodestra, come ben sa chi ha fatto continuativamente parte (è Maninchedda ma non lo nomina) delle ultime due pur alternative esperienze di Governo». Basta per capire come la tensione divori la maggioranza sul tema sanità.

Ospedale campanile. Ma l’aspetto della riforma che rischia di mandare la maggioranza in frantumi è il riordino dei presidi nel territorio. Arru ha applicato con rigida attenzione i criteri imposti dallo Stato. Ha cercato di eliminare i doppioni e i reparti meno attrezzati. Ha salvato i presidi nel territorio, ma non tutti potevano mantenere lo status di primo livello. Così si è aperta la rivolta dei territori che nel progetto vedranno il loro ospedale trasformarsi in un presidio di secondo livello. E a sostenere la rivolta dei campanili c’è sempre un consigliere regionale di riferimento. Non importa il colore politico. Per l’assessore la missione impossibile di convincere tutti che non si cancellano ospedali, né si creano ospedali di serie B. Arru con coraggio ci mette la faccia e in questi mesi è andato in quasi tutti i comuni in rivolta. Le sue parole non sembrano avere spento la rivolta. Da Tempio a Ozieri, dalla Maddalena a Iglesias. Un giro nella rivolta che rischia di minare le fondamenta della riforma. Il passaggio in consiglio potrebbe diventare una battaglia di tutti contro tutti.

Stop turn over. La prima decisione è già in vigore. La giunta con una delibera ha deciso di fermare il turn over. Stop alle nuove assunzioni nel settore sanitario in cui solo nell’isola ci sono 50mila dipendenti. Da qui la scelta della giunta di ridurre il numero. Solo per il personale la Regione spende il 36 per cento del budget. Per questo sarà sostituito solo il 20 per cento di chi lascia il posto di lavoro. Ma ci sono eccezioni in alcuni reparti in cui la copertura arriverà al 50%. Blocco totale per amministrativi e tecnici. Non si potrà reclutare ex novo personale che comporti un aumento della spesa a carico del servizio sanitario regionale. Non potranno esserci assunzioni, neanche a tempo determinato.

Una prima scelta che ha il suono della criptonite per la politica. Intere carriere sono costruite proprio sulla gestione dei posti di lavoro. Inevitabile il malcontento tra le segreterie dei partiti. Fibrillazioni che fanno male alla maggioranza e nelle prossime settimane potranno portare a ulteriori tensioni. Il confronto resta aperto, ma è impossibile ritornare indietro nella scelta di ridurre i costi della macchina sanitaria.

Le Asl. È l’ultimo capitolo della riforma, quello in cui ancora non si è entrati in modo ufficiali. Ma anche in questo caso la Regione dovrà mettere a dieta un sistema sovrabbondante. Troppe otto Asl. Saranno ridotte e con molta probabilità saranno sovrapponibili alle Province. Nessuno lo dice ma le Asl potrebbero diventare quattro. E anche in questo caso la rivolta sembra scontata.

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