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Il giallo di “Volpe 132” le verità in un docufilm

 Il giallo di “Volpe 132” le verità in un docufilm

CAGLIARI. Non sono mancati i testimoni di quel che poteva essere accaduto all'elicottero della guardia di finanza che la sera del 2 marzo 1994 si era levato in volo nel cielo della Sardegna sud...

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CAGLIARI. Non sono mancati i testimoni di quel che poteva essere accaduto all'elicottero della guardia di finanza che la sera del 2 marzo 1994 si era levato in volo nel cielo della Sardegna sud orientale, sopra Capo Ferrato, e non è più tornato. Non è mancata neppure la tenace volontà dei familiari di ricostruire le ragioni di una tragedia che ha spazzato via le vite del maresciallo Gianfranco Deriu veterano del volo, 41 anni, e del brigadiere Fabrizio Sedda, 28. Soprattutto non mancano ancora oggi le contraddizioni, le incongruenze, i depistaggi: 21 anni dopo nulla è stato chiarito e non c’è risposta a diverse domande, una fra tante sul perché le ricerche del velivolo e dell'equipaggio si fossero concentrate lontano dal luogo in cui qualche resto dell'elicottero era stato rinvenuto. Ecco perché il pubblico ha accolto con interesse sincero il docufilm “Il grano e la volpe”, di Vincenzo Guerrizio e Raffaele Manco (coadiuvati da Francesco Deplano e Raquel Garcia Alvarez), un’inchiesta giornalistica che allinea efficacemente fatti, testimonianze, documenti di varia natura e restituisce il senso di un mistero sul quale è evidente la cattiva volontà di giungere alla verità e quindi alla giustizia. Il docufilm è stato presentato domenica sera a Cagliari nell’ex Vetreria di Pirri. C’erano diversi protagonisti del filmato, fra questi Piero Mannironi e Piergiorgio Pinna, i giornalisti della Nuova Sardegna che hanno indagato a lungo sulla Ustica sarda, come è stata ribattezzata la tragedia del Volpe 132, il nome in codice dell'elicottero. C’era l’avvocato Carmelino Fenudi che rappresenta la parte civile, i familiari delle vittime. E c’erano i familiari: il figlio del maresciallo Deriu e il padre del brigadiere Sedda. Ciò che sta dietro questo documentario è la volontà di fare tutto ciò che è possibile perché si arrivi a un’inchiesta giudiziaria seria capace di abbattere il muro tirato su già a poche ore dalla tragedia. Come ha ben sottolineato l’avvocato Fenudi: in quegli anni c’erano persone che raccontavano senza timore ciò che avevano visto e c’era un apparato istituzionale che non voleva ascoltare. A fronte di fatti a dir poco inquietanti. Un testimone aveva assistito a un'esplosione, un altro parlava senza dubbi di una nave all’ancora in quei giorni e poco tempo dopo in Algeria (luglio dello stesso anno) il mercantile Lucina indicato come la nave che si trovava davanti a Capo Ferrato a marzo, veniva trovato con l’intero equipaggio assassinato. Solo quattro anni fa una perizia ordinata dalla procura della Repubblica di Cagliari ha dato ragione a chi sosteneva che l'elicottero fosse stato abbattuto e ora si procede dunque per duplice omicidio volontario. Ma la verità appare ancora lontana, nascosta da un muro di gomma che i protagonisti del docufilm mostrano con chiarezza.

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