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Corte D’appello di roma

I figli ritrattano ma lui resta in cella

I figli ritrattano ma lui resta in cella

Respinta l’istanza dell’uomo in carcere a Bancali per abusi sessuali

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ORISTANO. I giudici non hanno credutoai figli dell’uomo rinchiuso nel carcere sassarese di Bancali per scontare una condanna a otto anni di reclusione, che quindici anni dopo le accuse nei confronti del padre avevano raccontato di essersi inventati tutto, perché obbligati a farlo dalla madre quando erano bambini.

La Corte d'Appello di Roma ha dichiarato inammissibile l'istanza presentata dal legale dell’uomo, oggi 46enne. I fatti per cui è stato condannato la scorsa primavera in via definitiva sarebbero accaduti tra la Sardegna, in un paese dell’Alto Oristanese e Brescia, quando i figli dell'uomo, avevano 8 e 12 anni. I mesi scorsi i due ragazzi avevano ritrattato la versione dei fatti che avevano fornito quando erano bambini. «Fu nostra madre ad obbligarci a mentire» avevano raccontato all’avvocato bresciano Massimiliano Battagliola che aveva presentato una richiesta di revisione alla Corte d'Appello di Roma. La loro ritrattazione tardiva però non è stata ritenuta veritiera. «Le dichiarazioni sono prive di elementi di conforto ed anzi sono smentite dalle pregresse risultanze processuali» hanno scritto i giudici in 14 pagine di ordinanza. «Destano non pochi dubbi le ritrattazioni dei due ragazzi, potendo essere il frutto del riavvicinamento negli ultimi anni con il padre». «Non mollo» ha detto l'avvocato Battagliola, legale dell’uomo condannato in via definitiva. «Andremo fino in fondo- ha concluso - La verità storica deve portare alla giustizia». All’inizio della vicenda, nel 2002, insieme all'attuale condannato erano finiti sotto accusa tutti gli adulti della sua famiglia: il padre, i fratelli, le cognate. Tutti accusati dalla rispettiva moglie, nuora e cognata di avere stravolto l'innocenza dei propri figli con le armi della perversione sessuale. La prima denuncia, quella che aveva fatto scattare l'inchiesta, era stata presentata a Brescia dalla moglie separata del protagonista. Accompagnata dai suoi figli, allora bambini, la donna aveva tratteggiato il ritratto di una famiglia mostruosa dedita alla pedofilia. Nel 2005 il castello accusatorio era crollato sotto il peso di sei assoluzioni «perché il fatto non sussiste». Solo lui, il padre dei due bambini che per primi secondo le accuse avevano subìto attenzioni sessuali, era stato condannato. Adesso quella sentenza è passata in giudicato ed è diventata, quindi, verità processuale. Da giugno l'uomo è in carcere per scontare la pena. Poco dopo l’ingresso in carcere dell’uomo il maggiore dei figli ha deciso di sconvolgere un'altra volta i fragili equilibri familiari raccontando quella che sostiene essere la «vera verità»: quando era un bambino quella brutta storia delle violenze era stata inoculata, per rabbia o per vendetta, come un veleno nella sua testa e in quella di suo fratellino. I giudici però non gli hanno creduto.

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