La Nuova Sardegna

Fare impresa in Sardegna Una storia dimenticata

di Antonio Meloni
Fare impresa in Sardegna Una storia dimenticata

Presentato a Sassari il volume di Cecilia Dau Novelli e Sandro Ruju

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SASSARI. Il mito arcaico e distorto di una Sardegna priva di un proprio ceto imprenditoriale si sgretola lentamente pagina dopo pagina. Leggendo ancora più a fondo si scopre anche che i sardi, già nell’Ottocento, conoscevano bene quel concetto di rete che oggi sembra la strategia migliore per far fronte a una crisi senza sbocco.

Una cosa è certa, quella dell’imprenditoria isolana è una storia ancora da indagare e raccontare bene se è vero che scartabellando gli archivi dei Comuni, delle società private e di tante famiglie sarde, si scopre una realtà ben diversa. Un mondo popolato da capitani coraggiosi e spirito di cooperazione di intere comunità, impegnate nel tentativo di tracciare un orizzonte diverso da quello, spesso angusto, imposto da una realtà difficile.

Ci hanno pensato Cecilia Dau Novelli e Sandro Ruju presentando, venerdì sera, nella sala conferenze della Camera di commercio, a Sassari, il secondo volume del “Dizionario storico degli imprenditori in Sardegna” che chiude un ciclo di studi quasi decennale.

Questo libro, edito dalla casa editrice Aipsa con il contributo della Fondazione Banco di Sardegna, porta alla luce – assieme al primo già pubblicato – una dimensione inedita caratterizzata da grande complessità, in cui spiccano figure di imprenditori illuminati attivi in settori ancora oggi vitali e produttivi.

Sfogliando le pagine del dizionario e ripercorrendo le vicende quasi mitiche di personaggi della caratura di Carlo Baudi di Vesme, Angelo Giagu De Martini, Stefano Siglienti, Francesco Zedda Piras, Giulio Dolcetta e Benjamin Piercy (impossibile citarli tutti), si comprende allora che la fissazione delle origini diventa un falso problema. Per un secolo intero si è discusso sull’originalità dell’imprenditoria isolana chiedendosi, a torto o ragione, se l’impresa in Sardegna fosse un tratto importato o autoctono.

Un pregiudizio, per usare le parole di Cecilia Dau Novelli, che ha rappresentato uno degli ostacoli più difficili per la nutrita squadra di trenta specialisti che, a vario titolo, hanno collaborato alla stesura dell’opera.

Di certo c’è che quello della carenza, in Sardegna, di uno spirito imprenditoriale vero e proprio è quanto meno un luogo comune se è vero, come ha rimarcato Francesco Soddu (dell’Università di Sassari), presentando il volume, che un imprenditore è sempre affiancato e incoraggiato non soltanto da una famiglia ben radicata nella realtà in cui opera, ma soprattutto sostenuto da una società intera in cui si lavora per la crescita collettiva.

Il successo dell’impresa, infatti, è il risultato di un gioco di squadra in cui al genio e all’abilità dell’imprenditore si somma la collaborazione di una comunità che lavora per crescere e superare paure antiche e confini apparentemente invalicabili.

Nel dizionario sono state tracciate e ricostruite le vicende di centoventi figure che costituiscono un campione rappresentativo dell’imprenditoria nata o comunque radicata nell’isola. Numerosi gli interventi durante l’affollata presentazione coordinata dal giornalista Pasquale Porcu. Il dibattito, infatti, è stato arricchito dai contributi dello storico Manlio Brigalia, dell’assessora regionale all’industria Maria Grazia Piras, della neo assessora alla Cultura di Palazzo Ducale Raffaella Sau, dell’indipendentista Bainzu Piliu e dello storico Federico Francioni.

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