La Nuova Sardegna

Sindaci uniti: no a Cagliari ma divisi sull’alternativa

di Andrea Massidda

I primi cittadini danno mandato al presidente Anci per trattare con la Regione Sassari rivendica pari dignità e la Gallura vuole mantenere l’indipendenza

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INVIATO A OSCHIRI. No a una sola città metropolitana (quella di Cagliari), perché finirebbe inevitabilmente per trasformare il capoluogo regionale in una macchina infernale che mangia finanziamenti senza lasciare alle altre zone nemmeno le briciole. Sì, invece, a una visione di sviluppo armonico dell’isola, da attuarsi attraverso una legge di riordino degli enti locali capace di rilanciare tutte le aree, comprese quelle centrali. No, poi, a una riproposizione subdola o mascherata delle Province, bocciate dai sardi con un referendum e comunque destinate a morire di inedia. Ma sì alla pari dignità e alla totale simmetria tra Capo di Sotto e Capo di Sopra, magari grazie all’istituzione di una seconda area vasta di natura policentrica, cioè che inglobi Sassari, il suo hinterland, e anche la Gallura e il Nuorese in qualità di «zone omogenee», quindi con una propria identità e con propri servizi. Sono i punti principali sui quali ieri sera si sono sostanzialmente trovati d’accordo i sindaci del Nord Ovest e del Nord Est, riuniti a Oschiri (comune baricentrico e un po’ campo neutro: il paese si trova in Gallura ma i suoi abitanti parlano in logudorese) con l’obiettivo di lanciare una controproposta alla giunta guidata da Francesco Pigliaru prima che il consiglio regionale si pronunci sul disegno di legge che riformerà l’assetto istituzionale della Sardegna. Alla fine di quattro ore di interventi è passata la linea che dovrà essere l’Anci, ieri rappresentata dal suo presidente Piersandro Scano, a porsi come interlocutore e suggeritore nei confronti dell’esecutivo di centrosinistra che governa l’isola e che - almeno per ora - non intende fare alcun passo indietro per modificare la bozza della riforma.

Domanda scontata: ma allora i primi cittadini del Nord Sardegna sono tutti d’accordo per boicottare il disegno di legge dell’assessore regionale Cristiano Erriu, ora all’esame della commissione Autonomia del Consiglio di via Roma? Risposta: nì. Nel senso che se da una parte c’è unità d’intenti sulla lotta al “cagliaricentrismo”, la sensazione è che - per certi versi comprensibilmente, visto la complessità della materia - si fatichi a quagliare. E che - tanto per intendersi - mentre a Roma si discute Sagunto venga espugnata. «La Sardegna nel suo insieme può esprimere una voce unitaria – assicura Piersandro Scano –, l’Anci non vuole certo sostituirsi alla giunta e al consiglio regionale, ma intende dare il suo contributo a un dibattito così importante dopo aver riunito un’assemblea regionale dei sindaci».

E a proposito dei sindaci, il primo cittadino di Sassari Nicola Sanna chiede che si arrivi a una proposta «che sappia parlare alla Sardegna, che offra un contrappeso, una struttura rappresentativa dei territori dell’area vasta che lavora per le pari opportunità dei cittadini, in qualsiasi comune si ritrovino». Il sindaco di Olbia Gianni Giovannelli chiede invece soprattutto chiarezza. «Per elaborare questa bozza di riforma si è partiti dalla coda – spiega – e non mi stupisce che tante comunità sarde si sentano figlie di un dio minore. Per quanto mi riguarda stronco sul nascere un possibile riaccorpamento delle zone di Sassari e Olbia sullo stile della vecchia Provincia, anche perché tra poco le Province non esisteranno più, mentre bisogna battersi per una area vasta policentrica che eventualmente comprenda anche Nuoro». Una proposta caldeggiata, come è noto, dal sindaco di Castelsardo Franco Cuccureddu, che l’ha anche messa nero su bianco e ora attende che venga sottoscritta dai suoi colleghi.

Per il sindaco di Bortigiadas Emiliano Deiana, con questo disegno di riforma la giunta regionale è riuscita a risvegliare campanilismi sopiti. Una follia – commenta – che pagherà cara».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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