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Ganau firma i referendum contro le trivelle

Ganau firma i referendum contro le trivelle

Il presidente del Consiglio a Roma: lo Stato non può decidere su progetti così impattanti per i territori

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CAGLIARI. I sei referendum hanno un nome. Li ha decisi la Corte di Cassazione, con un’ordinanza, e sono stati sottoscritti dai presidenti dei dieci Consigli regionali del fronte «No alle trivelle». A firmare le carte è stato anche Giafranco Ganau, dopo che alcune settimane fa l’Assemblea regionale era scesa in campo, con un atto ufficiale, contro lo strapotere dello Stato nel dire sì o no alle ricerche di petrolio e gas. È cominciata così la sfida al Governo su alcuni degli articoli dei decreti «Sblocca Italia» e «Sviluppo Italia», cioè quelli con cui Renzi ha accentrato su Roma le decisioni su dove, quando e a chi concedere le autorizzazioni per trapanare l’Italia all’insaputa o quasi di chi ci vive.

In cancelleria. Gli ultimi atti saranno depositati dai presidenti fra una settimana, lunedì nove e martedì 10 novembre, e sarà quella l’occasione per scattare una storica foto di gruppo. Insieme alla Sardegna, sono in campo altre nove regioni: Basilicata, Marche, Puglia, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise. Subito il dossier referendum passerà al setaccio dei giudici della Suprema Corte che dovranno decidere quali sono ammissibili oppure no. I quesiti promossi saranno quelli che un domani saranno stampati sulla scheda, ma per ora è difficile dire quando potrebbe essere la giornata referendaria. Una delle ipotesi pare un’election day in concomitanza con le amministrative del 2016.

La sfida. È la Costituzione a dare la possibilità alle Regioni d’impugnare leggi e decreti nazionali. Devono essere almeno in cinque, nel caso dell’anti-trivelle sono addirittura il doppio.

La dichiarazione. Ganau ha detto: «Il senso dell’azione dei Consigli regionali è di bloccare tutti i progetti in corso. Se i quesiti avranno il via libera dei giudici e otterranno poi quello degli elettori, i divieti diventeranno assoluti e saranno insuperabili. Il nostro è un no deciso e con forza a ogni autorizzazione alle piattaforme petrolifere a operare entro le 12 miglia in mare». Poi ha aggiunto il presidente del Consiglio regionale: «Soprattutto abbiamo voluto ribadire il diritto delle Regioni a esprimersi su progetti di grande impatto ambientale che interessano i loro territori. Non può essere lo Stato a decidere sulla testa dei cittadini». (ua)

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