Severgnini: «Le terre incolte ai migranti, così si ripopola anche la Sardegna»

Il giornalista sul New York Times: nell’isola più bella del Mediterraneo l'83% della popolazione vive in piccoli insediamenti sotto i 5mila abitanti che si stanno svuotando

SASSARI. La soluzione per risolvere il dramma dei migranti passa (anche) dalla Sardegna. Ne è convinto il giornalista Beppe Severgnini, una delle più importanti firme del Corriere della Sera, che dalle colonne del New York Times ha lanciato l’idea di affidare le terre incolte disseminate in tutta la penisola ai tantissimi sventurati che scappano da guerra e miseria e si rifugiano in Italia. Una soluzione che, spiega il giornalista, potrebbe unire la volontà di offrire accoglienza e occupazione ai migranti con la necessità di rioccupare i territori spopolati. E tra questi Severgnini cita anche la Sardegna, da lui definita «l’isola più bella del Mediterraneo, in cui l'83 per cento della popolazione vive in piccoli insediamenti sotto i 5mila abitanti che si stanno piano piano svuotando».

L’idea del giornalista ha origini molto lontane. Severgnini, infatti, dichiara di volersi rifare alla centuriazione di epoca romana, ovvero alla pratica con cui nel 4 secolo avanti Cristo si assegnavano i terreni incolti ai veterani non più impegnati in imprese militari. Un sistema che - ha spiegato Severgnini ai lettori newyorkesi - nella Roma repubblicana non solo assicurava una presenza militare alle zone più isolate, ma aveva anche il vantaggio di far fruttare economicamente quelle terre incolte e di ripopolare vasti territori della penisola. Duemila anni dopo Severgnini propone di fare ricorso alla centuriazione per far fronte alla questione immigrazione. «I rifugiati non hanno combattuto nessuna guerra per l'Italia – scrive il giornalista, che da lunedì 9 condurrà su Raitre “L’erba dei vicini” – ma stanno fuggendo da guerre, povertà e regimi autoritari. E sono anche persone che hanno le giuste competenze. Ma mentre gli immigrati più istruiti si rifugiano in Germania o nel Nord Europa, quelli che decidono di fermarsi in Italia sono in genere agricoltori, costruttori, artigiani. A quel punto potrebbe essere un’idea valida quella di assegnare loro appezzamenti di terreno da coltivare e far fruttare. Proprio come accadeva con i legionari romani». E tra le zone d’Italia che si stanno spopolando Severgnini cita proprio la sua Sardegna, di cui qualche anno fa elencò i 45 motivi per amarla.

Il giornalista, a onore del vero, non è stato il primo a indicare l’isola come destinazione finale dei migranti. Qualche settimana fa a Cagliari l’economista tedesco Christian Dustmann propose l’inserimento dei migranti in Sardegna come soluzione non solo al loro dramma umano, ma anche a quello di un’isola alla prese con una forte emorragia di abitanti. Un rimedio che, a suo dire, farebbe bene anche al Pil sardo.

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