Cinema giapponese a Ossi La dolce malinconia di Ozu
OSSI. «La cosa più simile al paradiso che abbia mai incontrato è il cinema di Ozu». Wim Wenders, che gli ha dedicato il documentario "Tokyo ga", parla così dei film del regista giapponese. Una...
OSSI. «La cosa più simile al paradiso che abbia mai incontrato è il cinema di Ozu». Wim Wenders, che gli ha dedicato il documentario "Tokyo ga", parla così dei film del regista giapponese. Una cinquantina in tutto realizzati tra la fine degli anni Venti e l'inizio degli anni Sessanta. Sei di questi si potranno vedere a Ossi all'interno della retrospettiva che il Cineclub Casablanca dedica al grande autore, in programma ogni sabato da oggi al 12 dicembre. Data, quest'ultima, che curiosità segna il destino di Yasujiro Ozu nato e morto proprio quel giorno. Troppo presto, purtroppo. Nel 1963, quando aveva solo sessant'anni. La sua eredità è fatta di capolavori immortali e di uno stile che ha affascinato e influenzato fortemente altri grandi cineasti. La camera che non si muove quasi mai, il posizionamento insistito della macchina da presa ad altezza di una persona seduta sul tatami, o come si dice più abitualmente ad altezza di cane, le caratteristiche inquadrature di transizione, i pillow shot, su oggetti o campi vuoti che sospendono la narrazione e portano lo spettatore in uno spazio di riflessione Una tecnica al servizio del suo cinema delicato, contemplativo, in fondo un po' espressione anche del concetto mono no aware che racchiude molto del sentire giapponese. La bellezza effimera di ogni cosa e la dolce e commossa malinconia che rimane dentro di noi al loro passaggio. La consapevolezza del carattere transitorio di tutto, la serenità che si mantiene a dispetto dell'incertezza e che porta i personaggi dei suoi film a una matura accettazione del cambiamento.
Sono sei i film di Ozu proposti dalla retrospettiva organizzata dal Cineclub Casablanca (ingresso riservato ai soci, per le tessere contattare il presidente Alfredo Moreno al numero 0793403167 o via mail casablanca.cineclub@gmail.com) che comincia questo sabato (doppio spettacolo, come per ogni film, alle 18.30 e alle 20.30) con "Il coro di Tokyo". Film muto, del 1931, ha tra le curiosità la presenza nel cast una bambina di sette anni che diventerà una delle più grandi attrici della storia del cinema: Hideko Takamine. Si prosegue con altri due film degli anni Trenta che ben simboleggiano il lavoro di Ozu del periodo muto: "Sono nato, ma..." e "Una locanda di Tokyo". I restanti tre film riguardano invece la seconda fase della carriera del regista, quella del secondo Dopoguerra. L'ultimo sabato del mese toccherà a "Viaggio a Tokyo", l'opera più nota del maestro giapponese, considerato da molti critici il miglior film dell'intera storia del cinema. Seguiranno "Buon giorno" e per la chiusura, il 12 dicembre, "L'autunno della famiglia Kohayagawa".
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