I pacifisti: «Occuperemo tutti i poligoni»
Incontro davanti alla base di Teulada, con l’annuncio di un foglio di via simbolico al questore Gagliardi
INVIATO A TEULADA. Subito un foglio di via simbolico al questore Danilo Gagliardi, colpevole di aver inasprito i toni della protesta anti-basi militari del 3 novembre con iniziative discutibili. Applausi, quasi un’ovazione per i sedici giovani denunciati dopo la «conquista» pacifica della base e i dodici che hanno ricevuto il provvedimento restrittivo. L’appuntamento è per martedì prossimo alle 17, quando le associazioni di pacifisti e di indipendentisti uniti attorno al progetto di far sloggiare i poligoni dalla Sardegna si ritroveranno davanti alla questura di Cagliari per manifestare un dissenso che sembra crescere di giorno in giorno. Agli appuntamenti successivi manca solo la data: un nuovo presidio sotto il palazzo del consiglio regionale («stupisce il silenzio della politica») mentre a Santa Giusta il tavolo della pace si riunirà per lanciare un referendum popolare contro la presenza militare, ma l’occupazione pacifica delle aree con le stellette diventerà una costante dei prossimi mesi. Ogni base sarà al centro dell’attenzione e rischierà un «assalto» disarmato, simile a quello di Teulada.
Avanti con la protesta. Come dire: i pacifisti non si fermano, vanno avanti sulla strada del confronto duro e non esitano ad annunciarlo proprio davanti all’ingresso del poligono di Teulada, dove hanno convocato una conferenza stampa all’aperto nel giorno in cui la Trident Juncture 2015 si è chiusa: «Non lottiamo contro il questore o contro le forze dell’ordine - ha spiegato Angelo Cremone di Sardegna Pulita - ma per ottenere chiarezza sulle conseguenze dell’attività militare nell’isola, per la salute dei sardi e per la pace. I ragazzi che hanno oltrepassato lunedì scorso i confini del poligono non sono delinquenti, si sono presi la responsabilità perchè tutti comprendano quali sono i rischi legati alle guerre che avvengono ogni anno in Sardegna».
No alla violenza. Quello della non violenza è stato il filo conduttore dell’incontro pubblico di ieri: alla ventina di carabinieri che ascoltavano gli interventi sono stati offerti pane e ramoscelli d’ulivo in segno di pace. Mentre Marco Mameli ha insistito nel chiarire che i metodi della protesta saranno basati sulla non violenza e sul richiamo a chi governa perché i territori occupati dai militari ritornino alla Sardegna: «La politica - ha detto Mameli - deve rispondere, altrimenti è solo complice».
Basi uguale miseria. Bustiano Cumpostu ha detto a nome degli indipendentisti che la presenza delle basi militari non è compatibile con gli interessi dei cittadini: «A La Maddalena non ha portato alcun beneficio agli abitanti, qui a Teulada solo miseria e malattie». Non ci sono più mezze misure: «Le basi devono andare via dalla Sardegna» ha tagliato corto Giacomo Meloni del sindacato sardo, mentre la consigliera comunale di Teulada Francesca Monni ha ribadito la protesta verso le autorità della sicurezza: «Non si può più manifestare? - ha chiesto - oppure il diritto c’è ancora?». Il richiamo successivo è stato per i sindaci di Teulada e Sant’Anna Arresi, sempre assenti. Sottolineata la «risposta violenta» di polizia e carabinieri alla protesta di lunedì scorso, Rosalba Meloni del Cagliari social forum ha ricordato la mancanza di un registro tumori che offra almeno la possibilità di valutare l’incidenza delle malattie che si ritengono provocate dall’attività militare e si possa fare un confronto, come ha suggerito Ennio Cabiddu, tra un’economia di guerra e una di pace. Teresa Pintus del Centro sperimentale autosviluppo ha ricordato l’inutilità della spesa militare («52 milioni al giorno, basterebbero a dare prospettive ai nostri ragazzi»).
Esigenza mondiale. Infine l’ex consigliere regionale Claudia Zuncheddu, che ha portato il ragionamento sull’attività militare anche fuori dai confini dell’isola: «L’esigenza della pace - ha detto - è un’esigenza internazionale e la Trident non è stata un’esercitazione come tante altre. Si stanno preparando a una guerra mondiale. Ho saputo di autocarri carichi di bombe che vanno da Teulada a Perdasdefogu. Quella di lunedì scorso è stata una sconfitta per lo Stato e per le forze dell’ordine».
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