Appalti a rischio commissario
Raccolta rifiuti in odore di mafia: sotto la lente i contratti nell’isola
PERUGIA. La bufera rifiuti scoppiata attorno a Gesenu e alla società controllata Ecoimpianti ha spinto dall'Umbria fino sulla Sardegna le nubi del commissariamento per i servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti, che le due società hanno nell'Isola. In un crescendo di guai giudiziari e interdittive antimafia, che ha generato anche una lotta fratricida in seno al direttivo della società madre.
Ultimo atto dell'affaire rifiuti è l'esito della conferenza dei servizi riunita ieri mattina a Perugia, convocata dallo stesso prefetto, Antonella De Miro, che ha fatto recapitare alle due società i provvedimenti preventivi scaturiti da assunzioni in odore di mafia di Gesenu in Sicilia. Un summit allargato a Enti locali e organismi pubblici che hanno in essere affari con le due società - assenti i Comuni sardi - dal quale è emersa «l'accertata sussistenza dei requisiti previsti dall'articolo 32 (della legge anticorruzione 114/2014 ndr) in ordine ai contratti di Gesenu tuttora in corso». «Il Prefetto – si legge in una nota ufficiale dell'Ente paraministeriale – si è riservato di assumere le determinazioni di competenza previ i contatti del caso con l'Autorità nazionale anticorruzione». Per la normativa, in Sardegna potrebbero arrivare commissari per gestire gli appalti ottenuti da Gesenu, anche se bisognerà attendere alcuni giorni per vedere se le misure prefettizie coinvolgeranno direttamente i servizi operati in regione. Il rischio analogo è per Ecoimpianti, che però risulta ancora sottoposta ad uno screening. Per quanto riguarda i contratti della società, la Prefettura si è riservata «di procedere a un approfondimento sulla base di ulteriori elementi conoscitivi che dovranno essere acquisiti presso le stazioni appaltanti interessate che hanno sede in Sardegna». La bufera non si ripercuoterà sui cittadini dei comuni dove operano Gesenu ed Ecoimpianti e sui lavoratori del comparto. L'eventuale commissariamento non determinerà la rescissione dei contratti stipulati con le due società, che significa la prosecuzione dei servizi di nettezza urbana. I guai di Gesenu continuano anche a Perugia, dove all'interno del direttivo si sta consumando una faida che dura da settimane. La rottura tra parte pubblica dell'azionariato (il Comune di Perugia con il 45%) e privata (Gruppo Cerroni al 45% ed il consigliere di amministrazione Carlo Noto La Diega per il 10%) è arrivata nelle ultime ore, quando i soci privati hanno proposto di sostituire l'amministratore delegato Silvio Gentile (indagato a Perugia per traffico illecito di rifiuti) con Alessandro Luigi Forte, per cui la Procura di Reggio Calabria ha addirittura chiesto il rinvio a giudizio nell'ambito di una maxi inchiesta sulla gestione illecita dello smaltimento dei rifiuti. Sul fronte dei servizi, invece, la metamorfosi di Gesenu potrebbe riguardare, piú a lungo termine anche la Sardegna, da dove la società potrebbe decidere una exit strategy.
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