Ancora scintille sul caso Saremar
Pili accusa: troppe spese per i traghetti. La Regione: scelte dei liquidatori
CAGLIARI. L’ultimo scontro su Saremar nasce da un post di su Facebook del deputato di Unidos Mauro Pili. Sul suo profilo accusa la Saremar di avere messo all’asta uno dei suoi traghetti, l’Arbatax, per 50mila euro, ma di averlo mandato in un cantiere di Livorno per alcuni lavori di manutenzione. Pili sostiene che costeranno 300mila euro, ben più dei 50mila che si ricaverà dalla vendita. E a sostegno della sua tesi ricorda che una manutenzione simile 5 anni prima era stata pagata 250mila euro.
«La Regione paga la manutenzione per una nave che secondo la vergognosa azione dell'assessore ai Trasporti deve essere venduta entro il 31 dicembre – scrive Pili –. Il tribunale l'ha messa in vendita secondo la valutazione della Regione per 50mila euro, ma nessuno sa, tranne pochissimi, che il traghetto Arbatax è appena arrivato a Livorno per il rifacimento della carena. Un intervento da aggiungere a tutta la messa in sicurezza del traghetto. Insomma vendono un traghetto con costi da ferro vecchio ma prima lo mettono a norma e lo lucidano a nuovo. Tutto per 50mila euro».
L’assessore ai Trasporti Massimo Deiana evita di rispondere in modo diretto a Pili, ma spiega perché la Regione non ha nulla a che fare con le scelte gestionali della Saremar. «Il motivo – spiega Deiana – è semplicissimo. La Saremar da un anno è sottoposta al concordato preventivo. Sono gli amministratori nominati dai commissari giudiziari a decidere qualsiasi tipo di spesa. La Regione non ha nessuna voce in capitolo sulla vicenda. Anche la vendita è affidata ai liquidatori giudiziari nominati dal tribunale di Cagliari. Qualcuno mi deve spiegare come potrebbe la Regione influenzare in qualsiasi modo scelte e decisione di cui è spettatrice. La realtà è che Pili non perde occasione per dimostrare di non capire un accidente». Un nuovo capitolo del doloroso passaggio che segna la fine della Saremar, travolta da un buco da 10 milioni aperto dalla giunta Cappellacci, e rottamata dalle leggi sugli aiuti dell’Unione europea. Ora la Regione cerca almeno di salvare i 167 posti di lavoro e garantire i collegamenti con le isole minori.
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