Leader dell’Is in fuga da Raqqa verso l’Iraq
Continuano i bombardamenti della Coalizione di Usa, Francia e Russia contro la capitale del Califfato
BEIRUT. Continuano i bombardamenti della Coalizione internazionale a guida Usa sulle postazioni dell’Is in Siria. Raid a cui si sono uniti in questi mesi la Francia e la Russia, che negli ultimi tre giorni hanno martellato insistentemente i miliziani dello Stato islamico a Raqqa, la sua capitale siriana. Sui risultati di questi attacchi non ci sono notizie precise, anche perchè i miliziani jihadisti hanno operato una stretta su tutti i mezzi di comunicazione che potrebbero veicolare informazioni all’esterno. Attivisti hanno riferito che gli Internet Cafè sono stati chiusi nella stessa Raqqa, mentre i cellulari sono stati sequestrati a diversi viaggiatori ai posti di blocco dell’Is nella regione di Deyr az Zor, più a est.
Fonti citate dall’ong Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus) parlano tuttavia di 33 miliziani dell’Is uccisi nei raid degli ultimi tre giorni a Raqqa e nelle due aree vicine di Al Hawad e Al Meraab. Gli stessi attivisti hanno detto che «decine di famiglie» di leader e membri dell’Is - in maggioranza non siriani - hanno lasciato la città per dirigersi verso Mosul, roccaforte del Califfato in Iraq.
Intanto Mosca ha fatto sapere che la sua aviazione sta dando la caccia alle autocisterne usate dall’Is per trasportare il petrolio dalla Siria in Iraq, una delle fonti principali di finanziamento del Califfato. Finora gli aerei di Mosca ne hanno distrutte circa 1500, ha annunciato il portavoce militare Andrei Kartapolov.
Secondo giorno di attacchi anche per i bombardieri strategici Tu-160 e dei Tu-22m3, partiti dalla Russia: oltre che nella provincia di Raqqa, anche in quelle di Aleppo, Idlib e Deyr az Zor. Mentre i caccia tattici di stanza a Latakia hanno compiuto 100 raid su 149 obiettivi. «Gli atroci attacchi di Parigi mostrano che il flagello del terrorismo può colpire in ogni momento e ovunque», ha detto re Abdallah di Giordania. Ma a pagare il prezzo più alto, ricorda Abdallah, sono stati proprio i cittadini di Paesi musulmani, dove non meno di centomila persone, appunto, sono state uccise dal solo Is. Una somma che sembra tener conto di stragi avvenute nella stessa Siria, in Iraq, in Libano e in altri Paesi della regione. «Senza contare - ha aggiunto Abdallah - le atrocità che altri gruppi simili hanno commesso in Africa e in Asia».
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