La Nuova Sardegna

«Viviamo nel posto più a rischio»

di Andrea Scutellà
«Viviamo nel posto più a rischio»

Per le strade del Ghetto e in piazza San Pietro mentre le minacce si moltiplicano

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ROMA. «Da un giorno all’altro qui è cambiato tutto. Così, di colpo. Venerdì scorso per le strade di Borgo si camminare a fatica, il giorno dopo i tavolini dei bar erano vuoti». Luciana è la proprietaria dell’Antico Forno a Borgo Pio, il vecchio quartiere appena fuori il Vaticano. Dall’ingresso del suo negozio ha visto passare i papa-boys di Giovanni Paolo II, i pellegrini di Benedetto XVI e l’ondata di affetto del mondo per Francesco. Ieri i marciapiedi Borgo erano semivuoti nonostante da qui s’intravveda il colonnato di San Pietro, ci sia la sede Rai di via Asiago, una miriade di uffici, una scuola. Pochi i turisti seduti ai tavoli, rari i romani e tutti di corsa. «Mai mi sarei immaginata di ritrovarmi al centro di Roma come nel posto più a rischio della terra» dice sconsolata Luciana. Eppure.

Ad una settimana dagli attacchi di Parigi, la Capitale si ritrova “sorvegliata speciale”. A piazza San Pietro, apparentemente sembra che niente sia cambiato e che i fedeli abbiano accolto l’invito di papa Francesco a «non blindare la Chiesa». I varchi alla piazza sono liberi, gli operai stanno installando l’albero di Natale, c’è la solita, lunghissima, coda per entrare in Basilica, e i turisti impegnati in selfie. Ma basta girare lo sguardo verso via della Conciliazione per capire quanto le minacce che, da giorni, gridano «prima Parigi poi Roma» abbiano fatto alzare il livello di allarme. Militari sono ovunque, carabinieri e polizia hanno chiuso con i blindati le strade laterali a via della Conciliazione che rimarrà l’unica via di accesso alla piazza nei momenti clou del Giubileo. Auto della polizia sbarrano l’accesso sulle strade secondarie che danno sul lungotevere. I parcheggi sotto le mure Leonine sono spariti, presidiati dai vigili urbani che non fanno fermare nemmeno un motorino. E il piano della sicurezza varato dal prefetto Gabrielli scatterà lunedì. Siamo solo alle prove generali.

La metro intanto apre e chiude a seconda degli allarmi bomba. E le stazioni che hanno visto più evacuazioni in questi giorni sono proprio quelle vicino al Vaticano. Le fermate dei bus si riempiono dei passeggeri “cacciati” dalla metro per uno zainetto. Ma nonostante i disagi, nessuno protesta. La paura è riuscita a tacitare perfino i romani, popolo sempre in vena di battute.

Il ghetto di Roma è un ”paese” nella città. Qui la gente è abituata a convivere con la Sinagoga blindata e le minacce, ma sono anche abituati a ritrovarsi per le strade, tra i tavoli dei ristoranti e i cesti pieni di carciofi per attirare i turisti. Sulle panchine in via del portico d’Ottavia di solito le signore del ghetto trascorrono il pomeriggio con i bambini piccoli in braccio, gli altri a giocare sul marciapiede con un pezzo di pizza bianca in mano, vero must gastronomico del quartiere ebreo. Ieri davanti alle panchine c’era l’auto dei carabinieri. Solo loro e qualche turista che passava di corsa. Giusto il tempo di scattare una foto.

(f.cup.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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