Dilaga la psicosi, rafforzata la vigilanza
Roma e Milano nel mirino, ma la paura si respira anche nelle città minori. Fermato algerino con falso passaporto belga
ROMA. Da un lato c’è una forma diffusa di isteria e psicosi collettiva che spinge i cittadini a chiamare le forze dell’ordine per ogni busta (pure dell’immondizia), borsa o valigia abbandonata per strada o a una fermata del tram. E dall’altro c’è uno stato di allerta generato dagli attentati a Parigi del 13 novembre e alimentato da una serie di verifiche di tutte le intelligence, europee quanto americane, secondo cui il rischio di attacchi sarebbe serio e concreto. Così, mentre Bruxelles vive da ieri in uno stato di coprifuoco, e l’Europa sospende di fatto Schengen, l’Italia alza l’asticella dell’allerta predisponendo una serie di misure di sicurezza che partono dalla Capitale, arrivano a Milano ma coinvolgono anche centri “minori”. Come ad esempio Vicenza, che ieri ha blindato lo stadio per l’incontro di calcio con il Cesena, o Assisi dove la polizia ha controllato con il metal detector gli spettatori che entravano nella Basilica superiore di Assisi per assistere al concerto diretto dal maestro Riccardo Muti ed eseguito dall’orchestra giovanile “Luigi Cherubini”.
A Roma, in attesa dell’imminente Giubileo (previsto per l’8 dicembre), sorvegliati speciali sono il Colosseo e piazza San Pietro, dove da domani verranno installati dei metal detector (modello Expo). Ma già oggi, per l’Angelus di Papa Francesco, ci sarà una sorta di “prova generale” con il “cercametalli”. Maggiori controlli sono stati predisposti anche nei musei comunali e su metro e autobus, dove saliranno agenti in divisa. Allerta anche per la partita Lazio-Palermo: in tutti i varchi dello stadio Olimpico saranno effettuati controlli con i metal detector.
Così come desta sospetto un algerino con un documento belga falso che cerca di entrare dai varchi della stazione Termini di Roma. Il 24enne è stato arrestato dalla polizia con l’accusa di false attestazioni a pubblico ufficiale e possesso di documenti falsi validi per l’espatrio. E poi “No fly zone” sulla città: voli vietati dall’8 dicembre fino al 20 novembre del 2016, mentre un radar avrà il compito di intercettare droni. Anche il Duomo di Milano sarebbe tra gli obiettivi sensibili dei terroristi; il viceprefetto vicario Giuseppe Priolo ha però spiegato: «Siamo preoccupati, ma tranquilli perché consapevoli di fare il massimo, anche di più, per garantire i più elevati livelli di sicurezza nella città». Dal canto loro i servizi segreti italiani sarebbero «pronti a intervenire». «Noi siamo già pronti con quello che abbiamo. Non sfruttiamo il meccanismo della paura per battere cassa: siamo solidi e responsabili», ha detto Paolo Scotto di Castelbianco, responsabile della comunicazione istituzionale dell’intelligence, dopo l’annuncio del governo dello stanziamento di nuove risorse a seguito dei fatti di Parigi.
In queste ore si discute molto dell’opportunità di annullare eventi, manifestazioni, partite o concerti, mentre si moltiplicano gli allarmi bomba (segnalati ieri a Milano, Roma, Torino, Genova, Vicenza). Per il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ieri in occasione di “Not in my name”, la manifestazione di tutti i musulmani contro il terrorismo, ha inviato un messaggio al Segretario generale del Centro islamico culturale d’Italia, Abdellah Redouane, «la risposta al terrore sta nella libertà. Gli assassini voglio piegarci facendoci rinunciare ai valori di solidarietà e al nostro umanesimo: ma noi non lo faremo» ha spiegato il capo dello Stato aggiungendo che «la prospettiva di una guerra di religione o di civiltà non ci appartiene». Anche per il premier, Matteo Renzi, «il terrorista è colui il quale ti uccide e se non ti uccide prova a farti vivere nel terrore come piace a lui. Noi non dobbiamo sottovalutare niente, ma contemporaneamente dobbiamo mantenerci social, mantenerci umani», ha detto ieri. Ma è in Europa che qualcosa sta cambiando. Perché Parigi chiude le frontiere e l’Unione Europea farà altrettanto sospendendo così di fatto il trattato di Schengen.
Non ci sono dichiarazioni ufficiali in merito, ma i controlli ai valichi sarebbero già scattati. Non solo, le nuove regole prevedono che tutti i cittadini che rientrano in Europa - compresi i cittadini che fanno parte dell’Ue - vengano schedati e che tutte le informazioni che li riguardano vengano inserite in una banca dati per almeno un anno.
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