Omicidi a Oliena: nella “lista nera” i condannati a morte
La lunga scia di sangue a partire dalla fine degli anni ’90: nell’elenco anche il nome di Tonino Corrias, scampato per due volte ai killer
OLIENA. A Oliena ritorna la paura. Alle 8 di ieri mattina, venerdì 27, Tonino Corrias è scampato ancora ad un agguato. Dopo 14 anni di odio covato nel silenzio, il fragore delle fucilate è riecheggiato di nuovo tra le campagne del paese. Ma ieri come allora, l'allevatore è riuscito a scampare miracolosamente ai pallettoni.
Così, ancora una volta, a distanza di lungo tempo, i lunghi e impervi sentieri del massiccio calcareo del Corrasi che come una muraglia protegge il centro e ne custodisce gelosamente i segreti, sono diventati teatro di tristi vicende.
In questi ultimi 20 anni, omicidi ma anche dolorose vicende legate a sequestri di persona hanno segnato la storia di Oliena. Di Paoletto Ruju, il farmacista di Orune rapito il 22 ottobre 1993 e mai più tornato a casa, proprio lungo un tratturo che sale fino alla cima del Corrasi, una fredda mattina d'inverno di quasi 20 anni fa, i carabinieri e i poliziotti delle squadriglie, che battevano la Barbagia alla ricerca di tracce del sequestrato e dei suoi carcerieri, venne trovata una garza sporca del suo sangue.
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Ma non è l'unico episodio nascosto tra le rocce del monte: proprio in cima, a poche decine di metri dal luogo in cui il 5 novembre del 2002 vennero uccisi Giuseppe Puddu e Bastianino Muleddu, c'era la grotta in cui era stato tenuto prigioniero per poche ore Antonio Marras, il giovane possidente di Ozieri sequestrato dalla sua villetta di campagna la notte del 23 maggio 1994 e scappato dopo essersi liberato dalle catene.
I fratelli Puddu avevano l'ovile nei pressi dell'anfratto ma erano risultati completamente estranei alla vicenda. Giuseppe Puddu però aveva capito di essere nel mirino. Non era tranquillo. Poco tempo prima a cadere sotto i colpi dei killer era stato il fratello Tonino, noto Melone, ucciso con una fucilata alla testa il 2 dicembre 1992. Poi, un lungo periodo di silenzio. Fino alla sera del 10 gennaio 1999 quando i killer erano nuovamente entrati in azione nelle campagne di Oniferi e aveva ucciso a fucilate Battista Medde, 34 anni, cognato di Giuseppe Puddu.
Ancora una pausa carica di paura, fino all’11 febbraio 2001. Mentre Sebastiano Medde, 39 anni, fratello di Battista e cognato di Giuseppe Puddu, era impegnato a mungere le pecore nel suo ovile di “Papalope”, a pochi chilometri da Oliena, gli assassini erano arrivati silenziosi e gli avevano sparato addosso alcune fucilate a pallettoni. Quindi il 21 marzo, l'agguato teso proprio a Tonino Corrias e al padre Pietro mentre facevano rientro a casa dalla campagna.
E ancora un salto fino al 14 ottobre dello stesso anno quando nello stesso giorno erano stati uccisi Damiano Pirrolu, 45 anni, di Orune e il suo amico Francesco Acquas, 40 anni, di Oliena. Pirrolu, coinvolto nel sequestro del farmacista Paoletto Ruju e poi prosciolto, era stato massacrato a fucilate nel suo ovile vicino al paese. Acquas era stato freddato in un bar del paese da un killer incappucciato.
A seguire, il 10 dicembre 2002 in pieno centro, nella piazza davanti alla chiesa di San Lussorio, era stato ucciso a fucilate Giuseppe Bette. E appena un mese dopo, il 10 gennaio 2003 un commando aveva atteso Natalino Columbu, 35 anni, vicino all'ovile e aveva fatto fuoco sul suo fuoristrada nelle campagne di Manasuddas.
Tutti destini scritti in “una lista nera”. Era il 23 giugno del 2010. Nella notte Luigino Congiu, un allevatore di 56 anni era stato assassinato dentro la sua auto, nelle campagne di Norgheri. Era fratello di uno dei rapitori dell'imprenditore romano Ferruccio Checchi. A quanto pare anche il suo nome era comparso nel lungo elenco di morti annunciate.
Delitti legati da uno stesso filo rosso? Non si sa. Certo è che Oliena è un paese dove poco o nulla traspare, e a ogni delitto non è facile dare soluzione: tutti sanno, ma nessuno parla.
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