La Nuova Sardegna

Teatro, addio a Luca De Filippo

di Antonio Mannu

Dall’ombra del padre Eduardo fino a una lunga carriera sui palchi di tutta Italia

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ROMA. Non deve essere stato facile per Luca De Filippo uscire dall'ombra di un padre come Eduardo, ma nel tempo è riuscito a dimostrare di avere personalità e alte qualità proprie, pur senza mai smettere di portare avanti e riproporre il lavoro del padre, alternandolo con testi del teatro classico e contemporaneo.

Scomparso oggi all'età di 67 anni, dopo breve e grave malattia, aveva appena festeggiato i 60 anni in palcoscenico, essendoci salito la prima volta a sette anni, nel 1955, come Peppeniello in “Miseria e nobiltà” di Eduardo Scarpetta, diretto dal padre, anche se il suo vero debutto avvenne a vent'anni, ne “Il figlio di Pulcinella” di Eduardo con regia di Gennaro Magliulo, usando lo pseudonimo di Luca Della Porta e iniziando una carriera lunga e intensa. Nei personaggi Luca metteva una nota sottile in più di cattiveria, di nera ironia, rispetto a Eduardo, un disincanto più dolente che doloroso legato alla sua continua indagine sull'essenza e la solitudine dell'uomo. La sua fisicità si fondeva con il modo d'essere e parlare, con un coinvolgimento di tutte le articolazioni, con un ricco uso delle espressioni e gli sguardi, con la capacità asciutta di restare comunque sempre vero. Nella sua carriera ha firmato anche regie liriche e partecipato a sceneggiati tv, compresi quelli di suo padre, e film, lavorando tra gli altri con la Wertmuller (una volta accanto a Sofia Loren), Squitieri, Castellitto, Muccino. Col padre aveva lavorato dal 1969 al 1980, e poi questi, per altri due, tre anni, firmò le regie dei suoi spettacoli. «Non ho fantasmi di cui liberarmi - rispondeva a chi lo interrogava sul rapporto col padre - Con Eduardo abbiamo avuto le nostre litigate. Ma averlo avuto accanto è stato un privilegio di cui sono orgoglioso». Dal 2008 che era presidente della Fondazione Eduardo De Filippo attiva a favore di ragazzi a rischio.

Negli anni '80 dirige e interpreta numerosi lavori anche del repertorio classico. Negli anni '90 presta nuova attenzione al teatro contemporaneo e, oltre a misurarsi con autori italiani dirige attori come Umberto Orsini, collabora con Francesco Rosi riproponendo i grandi classici del padre con Lina Sastri. Nel 2010 Luca torna alla regia. A dicembre del 2013, riprendendo a recitare dopo una grave malattia di cuore, mette in scena “Sogno di una notte di mezza sbornia”. Quest'anno aveva invece debutta con “Non ti pago”, le cui recite si sono interrotte a novembre. «Ha da passà 'a nuttata» diceva Eduardo, ma questa volta per Luca non passerà più e si avvertirà la mancanza sua e della sua compagnia, diventata un appuntamento amato e atteso a ogni stagione dagli spettatori di tutta Italia.

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