ACCETTARE LE DIVERSITÀ COME BASE DI INCLUSIONE
di GIULIO ANGIONI La diversità del mondo oggigiorno si riproduce dappertutto proprio nella sua diversità e pone dappertutto il problema della convivenza fra le diversità del mondo. Credo che negare o...
di GIULIO ANGIONI
La diversità del mondo oggigiorno si riproduce dappertutto proprio nella sua diversità e pone dappertutto il problema della convivenza fra le diversità del mondo. Credo che negare o non tenere in conto questa diversità universale, che oggi si riproduce dappertutto, non sia un modo di trovare soluzioni positive a questa nuova situazione.
Tanto meno lo è in ambiente scolastico multiculturale, soprattutto in una scuola primaria. La decisione del consiglio dell'istituto scolastico sassarese di evitare una visita dell'arcivescovo può essere considerata eccessiva. Si potrebbe persino definire una buona occasione mancata. La diversità del mondo riprodotta anche nel centro storico di Sassari fa sì che anche questa scuola sia frequentata da bambini di varie provenienze, quindi anche di varie religioni e altre varietà culturali in compresenza.
Perché finire per ignorare o negare o non fare propria in positivo proprio questa molteplicità anche religiosa? Non è certo semplice, sebbene inedito in Italia, ma è proprio una attenta e serena accettazione, anche pedagogica, di questa pluralità che si deve mettere in conto in positivo. Una scuola che faccia propria in positivo proprio la pluralità religiosa, e non solo, è urgente in Italia. Non negazioni o rimozioni, ma inclusione, arricchimento culturale, apprezzamento della pluralità compresente ed efficiente.
Che fare in pratica? In quel consiglio d'istituto avrei sostenuto l'opportunità di trovare modi di celebrare tutti insieme in comune la nostra ricorrenza natalizia. Per esempio, ricevendo la visita natalizia dell'arcivescovo in attesa di ricevere quella di un imam per la fine del Ramadan o di un rabbino per il Kippur e così via, insomma festeggiando in modi acconci, appunto come il nostro Natale, le feste principali delle varie religioni degli alunni di una scuola, o di una classe. Non proibire di cantare Astro del ciel, ma cantarlo tutti insieme, semmai. Non togliere crocifissi, ma aggiungere in compresenza gli altri simboli visivi delle altre fedi e pratiche religiose. Non sarà proprio facile all'inizio, ma nemmeno difficile. I bambini stessi riconoscono senza drammi e fanno propria, anche con interesse e divertimento genuino, proprio la loro pluralità religiosa, per esempio appunto mettendo in comune le varie feste maggiori delle loro religioni d'origine. Gli insegnanti, in collaborazione con le famiglie e le eventuali figure leader locali delle varie religioni, non faranno fatica a trovare cosa e come e quando "festeggiare" a scuola delle principali ricorrenze religiose degli alunni. Tutti le religioni, anche le più esclusiviste ed esoteriche, hanno pratiche condivisibili con chiunque e magari da chiunque. E dunque piccole celebrazioni scolastiche comuni a tutta una classe o all'intera scolaresca, senza che nessuno si debba appartare o negarsi a qualcosa che può essere di tutti, cose come farsi gli auguri o consumare tutti insieme un dolce festivo tradizionale offerto dalle famiglie per quell'occasione, una piccola danza rituale, un ornamento del corpo o degli ambienti, scambi di doni tipici della circostanza, cose così, che dappertutto fanno festa e animano la compagnia. Basta incominciare, il continuare viene abbastanza da sé. E del resto per cose così, scambi di usi e costumi, in Sardegna non si parte da zero. Ma nella scuola pare proprio che debba, e possa, essere un inizio di qualcosa di necessario, come le buone maniere.
Del resto non mi sto inventando niente. Ciò è quanto si fa da decenni in molte scuole primarie di Londra o di Stoccolma. Ed è quanto è successo anche a mio figlio, durante un nostro soggiorno a Reading. Sono testimone del genuino apprezzamento dei ragazzini per i cibi, gli ornamenti, i canti festivi induisti, islamici, buddisti, quanto per quelli caraibici e per le Chistmass Caroles anglicane e l'albero e i regali e così via. Dunque, perché no? Che le feste incomincino e crepi il guastafeste.
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