Chimica verde, appello di 65 deputati
La vendita di Versalis annunciata da Eni approda in parlamento. A lanciare l’allarme sul futuro degli impianti è il Pd
SASSARI. L’annunciata vendita di Versalis da parte dell’Eni che ha portato allo sciopero generale dei lavoratori della chimica della scorsa settimana, approda in parlamento.
Un gruppo di deputati del Pd, 65, ha infatti presentato alla Commissione alle Attività produttive un atto di indirizzo (primo firmatario Andrea Martella) con il quale impegna il governo a «una strategia di intervento complessivo nel settore della chimica».
In precedenza Martella aveva sollecitato la convocazione in audizione dell'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, alla luce delle notizie della vendita di Versalis, e ora la risoluzione fa espresso richiamo alla necessità di un «più attento monitoraggio delle prospettive della filiera chimica in Italia, a partire dagli sviluppi della vicenda Versalis, la più grande società chimica italiana».
Le preoccupazioni manifestate dalle organizzazioni sindacali «sono concentrate sullo stato di attuazione del Piano industriale 2015-2018, che punta allo sviluppo di progetti di chimica verde e delle "specialities». Preoccupazioni che segnalano la necessità di coerenti accelerazioni, in particolare per i siti di Porto Torres, Priolo e Porto Marghera, che sono determinanti proprio nell'ottica della tenuta della filiera chimica in Italia».
E, durante la manifestazione di venerdì, a Porto Torres, più di una voce si era levata per chiedere l’intervento del governo (oltre che criticare l’atteggiamento della giunta regionale) per impedire che Versalis possa passare nelle mani di un fondo statunitense, poco interessato alle attività industriali di Porto Torres, ma anche di Gela e Porto Marghera.
Nel documento, inoltre, si ricorda che «una quota preponderante dei prodotti chimici è destinata agli altri settori industriali (68 per cento). L'industria chimica rappresenta un elemento chiave per mantenere una base industriale forte in Europa in quanto trasferisce tecnologia e innovazione ai settori utilizzatori, contribuendo anche alla loro sostenibilità». Argomentazioni affrontate, insieme ai problemi delle produzioni energetiche, anche nei diversi interventi dei dirigenti della organizzazioni sindacali regionali e territoriali durante la manifestazione di venerdì.
La risoluzione dunque impegna il governo alla «tempestiva attivazione di ogni strumento di politica industriale utile al rafforzamento della competitività e della sostenibilità della chimica italiana (con particolare riferimento ai nodi del costo dell’energia, dell’efficienza infrastrutturale e logistica, dell’impulso alla ricerca e sviluppo, del sistema formativo, del sistema normativo e del rapporto con le pubbliche amministrazioni). Tutto questo anche attraverso il ripristino dell'Osservatorio chimico nazionale, in sede ministeriale, e l'istituzione di tavoli di approfondimento e confronto con il contributo delle parti sociali interessate e di ogni livello istituzionale ed amministrativo». (p.s.)
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