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lettera al presidente della regione

Ambientalisti in allarme: «Tuvixeddu va difeso»

di Mauro Lissia
Ambientalisti in allarme: «Tuvixeddu va difeso»

CAGLIARI. Il colle di Tuvixeddu potrebbe essere di nuovo minacciato dal cemento e le associazioni ambientaliste chiedono con forza al governatore Francesco Pigliaru, agli assessori regionali e al...

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CAGLIARI. Il colle di Tuvixeddu potrebbe essere di nuovo minacciato dal cemento e le associazioni ambientaliste chiedono con forza al governatore Francesco Pigliaru, agli assessori regionali e al sindaco di Cagliari di poter partecipare alla copianificazione paesaggistica del compendio storico-culturale per capire quale fine farà l’area attorno alla necropoli punico-romana più importante del Mediterraneo. Non è una richiesta campata per aria, lo prevede la legge. Solo che fino ad oggi Regione, comune di Cagliari e ministero dei Beni culturali hanno lavorato senza tener conto di Italia Nostra e di Legambiente, le associazioni firmatarie della richiesta, che nell’arco di un decennio si sono battute sul fronte della giustizia amministrativa per salvaguardare il paesaggio archeologico. Le nuove norme di pianificazione sul colle cagliaritano sarebbero state già siglate se il soprintendente ai Beni paesaggistici Fausto Martino non avesse chiesto, prima di dare il proprio placet, il tempo necessario per compiere alcune verifiche. Una su tutte: accertare se i criteri scelti per tutelare il compendio e per rispettare il vincolo imposto col piano paesaggistico - confermato dal Consiglio di Stato il 3 marzo 2011 - siano sufficienti a difendere Tuvixeddu dal piano immobiliare di Nuova Iniziative Coimpresa, oppure se le maglie normative siano troppo larghe. Martino non ha voluto spiegare le ragioni del suo passo indietro, lui però è stato a suo tempo uno dei dirigenti ministeriali protagonisti della battaglia per la protezione del colle punico. Secondo voci ricorrenti il dirigente ministeriale avrebbe colto nel documento conclusivo della copianificazione un’apertura alla realizzazione almeno parziale del piano immobiliare. Se questa apertura ci fosse, Martino sarebbe il solo ad essersene accorto. Una situazione imbarazzante per gli altri enti coinvolti, che si sono opposti all’avanzata dei mattoni e nelle dichiarazioni ufficiali continuano ad opporsi. Il rischio - ancora da definire - che incassati 84 milioni dalla Regione come risarcimento per la mancata realizzazione del piano immobiliare la Nuova Iniziative Coimpresa dell’imprenditore Gualtiero Cualbu possa riacquisire il diritto a costruire nell’area privata vicina alla zona archeologica. Questo perché nella stessa sentenza che ha dato ragione all’amministrazione regionale bloccando il progetto i giudici amministrativi supremi hanno chiarito che sarebbe stata un’intesa tra Comune di Cagliari, Regione e Mibac a determinare una zona di tutela integrale dove «non è consentito alcun intervento di modificazione dello stato dei luoghi e una zona di tutela condizionata». Peraltro il vincolo convalidato da palazzo Spada è una misura di salvaguardia prevista dal Ppr e resta dunque valido - così hanno stabilito i giudici - sino all’adeguamento del piano urbanistico comunale al Ppr. In altre parole: finchè il Comune non adegua il Puc su Tuvixeddu non si può spostare una pietra. Ciò che si potrà fare dopo va stabilito con un’intesa da raggiungere fra i tre enti coinvolti dopo la fase obbligatoria di copianificazione, portata alla conclusione senza informare le associazioni ambientaliste che ora chiedono di essere consultate e di poter valutare le scelte tecniche elaborate.

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