Rivoluzione sanitaria, ecco le case della salute
Dopo la riorganizzazione degli ospedali Arru annuncia la rete territoriale «Saranno coinvolti i medici di famiglia: avremo risparmio e più efficienza»
CAGLIARI. Non più la corsa in ospedale anche per un acciacco da nulla. È uno spreco: ogni anno in Sardegna sono oltre 14mila le visite improprie nei pronto soccorso e pesano come un macigno sul già disastrato sistema sanitario. La nuova rete territoriale avrà ben altri pilastri: i medici di famiglia, sono quasi 1.300, che dovranno lavorare in team, una ventina di case della salute molto territoriali, sostituiranno i vecchi poliambulatori e le guardie mediche, e infine una squadra di specialisti pronti a spostarsi da un Comune all’altro. «È una riorganizzazione profonda», ha detto l’assessore alla Sanità Luigi Arru nel presentare il piano licenziato dalla Giunta e ora «aperto sul sito della Regione alla discussione pubblica per venti giorni», perché «vogliamo sia capito, metabolizzato e condiviso». Sarà un bell’impegno: far passare indenni le rivoluzioni è tutt’altro che facile non solo nei Comuni ma soprattutto nelle stanze della politica.
L’obiettivo. C’è ancora molto da costruire e da sovrapporre senza far danni alla nuova rete ospedaliera (ha sollevato diverse polemiche) presentata neanche un mese fa. «Dopo la riorganizzazione dei posti letto – ha detto l’assessore – abbiamo affrontato la rete territoriale per dare una risposta diversa ai pazienti cronici (per gli acuti ci saranno sempre gli ospedali). Cioè quelli che ora, troppo spesso, sono all’origine dei ricoveri impropri e per le loro patologie incidono per oltre il 70 per cento sul bilancio della sanità». Non avere più gli ospedali come storico punto di riferimento potrebbe avere però anche pesanti collaterali. «No – è la replica dell’assessore – L’obiettivo è quello di far sì che i pazienti cronici siano assistiti vicino a casa da questa nuova rete decentrata. Alla base del modello abbiamo pensato una strategia comune fra tutti i protagonisti: dai medici di famiglia ai pediatri, dagli specialisti agli infermieri compresi gli assistenti sociali». Con in più anche questo traguardo: «Ridurre gli sprechi, aumentare la qualità dei servizi e l’efficienza del sistema sanitario», è stata la promessa di Arru. Che subito dopo annunciato: «Il prossimo passo sarà l’organizzazione del servizio di urgenza-emergenza, l’ex 118, gestito dall’Azienda Areus a livello regionale».
Lo studio. A scriverlo è stato un team di professionisti che ogni giorno lavorano nei territori. «Siamo voluti partire proprio dalle esperienze quotidiane e dalle esigenze reali dei sardi», ha ribadito Giuseppe Sechi, direttore generale dell’assessorato. Per poi aggiungere: «Completato l’avvio dell’Areus, abbiamo sollecitato le proposte ai commissari Asl, tireremo le fila e presenteremo il quadro completo, territorio per territorio, su come cambierà l’offerta sanitaria». Il medico Pino Frau, che ha guidato gli esperti del team, ha ribadito il concetto: «Alla fine al centro del sistema ritornerà a esserci il cittadino, con le varie reti che, a seconda delle patologie, si prenderanno carico dei vari casi e lo faranno sempre in continua connessione fra loro».
Esempio illuminante. Di solito ogni medico di famiglia ha in carico mille abitanti o potenziali pazienti. Se nelle grandi città sono una «figura necessaria», nei piccolo Comuni diventano indispensabili soprattutto in quelli, la maggior parte, dove l’età media dei residenti è alta. Bene, con la riforma della rete i medici potranno continua ad avere il loro studio, oppure associarsi in team , per poi avere un rapporto diretto con le case della salute, saranno 23 e copriranno tutti i distretti, in cui oltre all’assistenza ai malati cronici saranno assicurate le visite specialistiche e se necessario le cure post ricovero in ospedale. (ua)
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