Matrimoni in Chiesa, dall’8 dicembre tempi rapidi per l’annullamento
L’episcopato isolano recepisce le indicazioni del Papa. Per il “divorzio breve” occorreranno solo pochi mesi
SASSARI. Anche in Sardegna dall’8 dicembre processi di nullità matrimoniali molto veloci. L'episcopato sardo, nella riunione di martedì scorso, ha infatti individuato due percorsi per dare risposte tempestive "alle coppie che vivono esperienze coniugali ferite o fallite". Al processo ordinario, che rimane in vigore per i procedimenti più complessi, si aggiunge quello più breve per i casi di conclamata sussistenza dei motivi di nullità, qualora vi sia la convergente volontà di entrambi i coniugi. Altra decisione rivoluzionaria, voluta da papa con il motu proprio "Mitis Judex Dominus Jesus", è l'abolizione della doppia sentenza conforme. Salvo l'eventuale appello, infatti, la sentenza di primo grado sarà immediatamente esecutiva, senza la necessità di un secondo grado di giudizio che, per la Sardegna, è il Tribunale del Vicariato di Roma.
I tempi. Si accorciano notevolmente: dai circa tre anni e mezzo attualmente occorrenti perché due coniugi si sentano liberi da ogni vincolo matrimoniale - qualche volta anche cinque anni - si dovrebbe scendere a pochi mesi. Un cambiamento radicale che va incontro all'enorme numero di fedeli che, dice il Papa, "pur desiderando provvedere alla propria coscienza, troppo spesso sono distolti dalle strutture giuridiche della Chiesa a causa della distanza fisica o morale; la carità dunque e la misericordia esigono che la stessa Chiesa come madre si renda vicina ai figli che si considerano separati".
I numeri. Negli ultimi otto anni 595 coppie in Sardegna hanno chiesto la nullità di matrimonio (di cui 24 della diocesi di Alghero, 42 di Tempio, 13 Ozieri, 57 Sassari, 37 Nuoro, 292 Cagliari, 46 Iglesias, 25 Ales).
Le competenze. Tra la rivoluzione totale, cioè eliminare il Tribunale ecclesiastico regionale sardo (Ters), e affidare a ogni vescovo diocesano la possibilità di avere un proprio organismo giudiziario per decidere sui matrimoni difficili, l'episcopato sardo ha scelto quella parziale. Il Ters rimane, ma - come desidera il Papa - "si vuole rendere evidente che il Vescovo stesso nella sua Chiesa, di cui è costituito pastore e capo, è per ciò stesso giudice tra i fedeli a lui affidati". Perciò il processo breve sarà di competenza del Vescovo diocesano «che – dice monsignor Sebastiano Sanguinetti, vescovo di Tempio e segretario della Conferenza episcopale sarda – istruisce il processo ed emette la sentenza, la quale, in mancanza di appello, è definitiva. Il tutto in tempi molto rapidi». Il processo ordinario, più complesso (sono richiesti testimoni, consulenza di medici ecc, rimarrà di competenza del Ters, almeno per ora.
Gli arcivescovi. Altra novità ordinamentale è il coinvolgimento degli arcivescovi metropolitani. In Sardegna sono tre: Arrigo Miglio di Cagliari (cui fanno riferimento le diocesi di Iglesias, Nuoro e Lanusei), Paolo Atzei di Sassari (suffraganee Tempio, Alghero, Ozieri) e Ignazio Sanna di Oristano (Ales-Terralba). Qualora o il difensore del vincolo o una delle parti presenti appello contro la sentenza del vescovo, si ricorre al rispettivo metropolita. Per mettere in discussione la sentenza di uno dei tre arcivescovi, bisogna rivolgersi al presule della diocesi più antica fra quelle della metropolia, rispettivamente, quindi, Iglesias, Alghero e Ales-Terralba. Si resta in Sardegna, dunque. «In tutti i processi – precisa Sebastiano Sanguinetti – è sempre possibile rivolgere l'appello direttamente al tribunale della Rota Romana».
Servizio gratuito. Circa l'aspetto economico, la raccomandazione di Papa Francesco è: non gravare soprattutto su chi versa in particolare difficoltà, assicurando il servizio del gratuito patrocinio. Come avviene anche oggi in Sardegna.
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