La Nuova Sardegna

Alghero, la rivolta dei viaggiatori contro i tagli Ryanair: «Una scelta scellerata»

di Gian Mario Sias
Passeggeri all'aeroporto di Alghero
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Passeggeri all'aeroporto di Alghero

La cancellazione di rotte fondamentali come quella per Treviso penalizza il territorio. E senza le tratte internazionali i danni maggiori saranno per pendolari e turisti

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ALGHERO. Ci sono quelli della “Ryanair Generation”. Sono i trentenni sardi, ragazzi che non sanno neanche cosa significhi essere a quattro aerei di distanza da una breve vacanza in Germania, in Spagna o in Inghilterra, tanto per citare mete comuni e per niente stravaganti.

Ma sono quegli stessi che non immaginano neppure che un tempo per andare a lavorare nel resto d’Italia fosse molto più complicato volare che imbarcarsi su una nave in partenza dall’isola e svegliarsi solo il giorno dopo a Genova, Livorno o Civitavecchia, sempre per nominare gli approdi più frequenti, e da lì intraprendere un’altra odissea per raggiungere via treno la destinazione finale, più di 24 ore dopo essere usciti di casa.

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Poi c’è chi quei tempi li ricorda, ma senza nostalgia. Si viaggiava meno, era impensabile dividersi per lavoro tra casa, ossia la Sardegna, e il resto del mondo. Roba alla portata di pochi. Men che meno si viaggiava per piacere. E ci sono quelli che del viaggio hanno fatto una nuova prospettiva nel campo professionale in cui operano, magari in ambito sociale, aprendo le porte ad altri mondi possibili proprio grazie al miglioramento dei collegamenti e alla possibilità di confrontarsi con realtà differenti, dal Veneto alla Sicilia.

Tutto finito. Ora che lo spettro della fuga di Ryanair dall’isola aleggia tra l’area arrivi e l’area partenza dell’aeroporto internazionale “Riviera del corallo”, l’idea che siano tornati i tempi bui di un isolamento fisico e culturale non entusiasma nessuno.

Tra i primi “frequent flyer” che atterranno da Madrid in un tiepido sabato mattina di inizio dicembre c’è Gian Mario Deledda. È giovane, viene da Oliena e vive nel suo paese. Ma è il tipico prototipo della generazione di Ryanair. «Faccio lo stagionale, in estate lavoro in Sardegna e durante l’inverno sto prevalentemente fuori dall’isola – spiega – quello che sta succedendo è davvero un problema, provocherà un caos per un sacco di persone». Da poco il giovane olianese con la passione del viaggio ha passato un anno in Scozia. «Grazie a Ryanair era sicuramente più facile muoversi, fare esperienze diverse, andare e tornare da casa con una certa frequenza – aggiunge – spero ancora che si possa scongiurare il peggio».

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Dello stesso avviso il suo amico e compaesano Antonello Acquas, di ritorno come lui da Madrid. «Quando verranno a mancare quei voli sarà un disagio notevole per tutti, era fondamentale poter girare con così tanta libertà», sentenzia. A rassicurarli ci pensa Pierfrancesco Fadda, che è venuto al “Riviera del corallo” per prenderli e riportarli a casa. Secondo lui «è solo un’operazione commerciale, un modo per trattare un accordo economico – dice – in fondo era già successo, ma poi tutto è tornato a posto».

A due passi dalle sliding doors che conducono verso i controlli di sicurezza dell’area partenza un bambino trascina il suo piccolo trolley. Sorvegliato a vista da Gianni, suo padre, e Manuela, la mamma, racconta di aver volato già dieci volte per andare dalla zia. È proprio la mamma a chiedergli come si sentirebbe se non potesse andare più a trovare i parenti con così tanta frequenza, cosa molto probabile quando partirà il processo di ridimensionamento di Ryanair ad Alghero.

Lui ci pensa un po’ e poi risponde. «Prenderò la nave». Quando quella era la modalità di viaggio più diffusa per ragioni economiche, lui non era neanche nato. Tra gli addetti ai lavori e gli utenti del “Riviera del Corallo”, in molti trattano come emblematico il caso della tratta per Treviso, che non conosce défaillance, né in estate né in inverno.

«Viaggiamo molto per il Nord Italia, ma anche per la Spagna», dicono Stefano Lombardi e Caterina Rassu, che si rivolgono alle istituzioni «perché si faccia di tutto per evitare che si torni indietro di vent’anni».

Adelaide Mura è una delle accompagnatrici dei ragazzi della Ge.Na. che partecipano alle manifestazioni sportive riservati agli atleti “speciali”. «Sarebbe una disabilità nella disabilità, un handicap fisico e culturale, una vera tragedia», dice senza mezzi termini.

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