I lavoratori di Matrìca: nessuno ci sostiene
«A Roma assenti solo i nostri rappresentanti delle istituzioni, Porto Torres lasciata sola»
SASSARI. Nessuna voglia di difendere l’industria e, quindi, di tutelare posti di lavoro che continuano a essere cancellati nell’indifferenza generale. Senza che sugli altri fronti – definiti alternativi – vengano create nuove opportunità occupazionali.
La denuncia arriva dai lavoratori di Matrìca, nello stabilimento di Porto Torres, che fanno riferimento all’assemblea nazionale dei delegati sindacali del gruppo Eni che si è svolta sabato 5 dicembre a Roma. A quell’incontro sono state invitate le istituzioni locali, i politici dei territori che al loro interno hanno uno stabilimento hanno partecipato all’assemblea. Tutti tranne i sardi.
«Nessun parlamentare, nessun senatore, nessun assessore regionale, nessun consigliere regionale, nessun sindaco. Nessuno» scrivono i lavoratori di Porto Torres. «Chi ha potuto sentire il sindaco di Gela o l'assessore alle Attività produttive dell’Emilia Romagna, o la vicepresidente della provincia di Mantova, ha colto la differenza tra noi e il resto d'Italia. I nostri rappresentanti hanno rinunciato a difendere quel poco di industria che c'è ancora in Sardegna, non hanno la minima idea di come e cosa serva per recuperare il gap col resto dell'Italia. Da altre parti le istituzioni con i sindacati hanno fatto iniziative insieme e hanno chiesto conto ad Eni del suo operato. La Sardegna e il presidente Pigliaru si sono voltati dall'altra parte, non hanno provato nemmeno ad alzare la voce, subiscono la volontà del governo nazionale senza battere ciglio: siamo succubi di una politica che invece di pensare al nostro futuro e a quello dei suoi figli si fa trascinare dalla corrente, lasciando che le decisioni siano prese altrove».
E a proposito di accordi e protocolli, i lavoratori Matrìca ne ricordano alcuni essenziali. «Era il 26 maggio 2011 e a Palazzo Chigi a Roma veniva firmato il Protocollo d'intesa per la riconversione industriale del petrolchimico di Porto Torres: l'Eni e Novamont prendevano davanti alle più alte istituzioni nazionali e regionali l'impegno d'investire 630 milioni di euro per costruire a Porto Torres la prima bioraffineria di prodotti derivati da materie prime vegetali e una centrale a biomasse per l'approvvigionamento energetico del sito. Nel giugno 2014 gli impianti sono stati inaugurati dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. Abbiamo avviato gli impianti e iniziato produzioni finalizzate a mettere in marcia le macchine».
Poi l’amara sorpresa. «Arriviamo ai giorni nostri con l'Eni che annuncia la vendita del 70% di Versalis a un fondo d'investimento e dice che i progetti per Porto Torres sulla chimica verde non si fanno più. La notizia ha avuto un impatto dirompente ovunque. É partita la mobilitazione sindacale e abbiamo scioperato convocando un'assemblea pubblica per illustrare alla politica locale le conseguenze nefaste delle scelte fatte dall’Ad di Eni Claudio Descalzi. La Sardegna, però, resta in silenzio».
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