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Già in 4600 fuori dalla cassa integrazione

Già in 4600 fuori dalla cassa integrazione

La Regione ha lanciato la flexsecurity per reinserire chi è tagliato fuori, ma prevale l’assistenzialismo

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SASSARI. Il governo che stringe i cordoni della borsa un po’ destabilizza e un po’ responsabilizza. Il taglio deciso un anno fa sulla durata e sulle modalità di erogazione degli ammortizzatori sociali in deroga, ha imposto un cambio di rotta. Stop all’assistenzialismo, alla politica di sostegno passivo di chi ha perso il lavoro. Si invece alle politiche attive, alla creazione di condizioni e opportunità per chi ha ancora voglia di mettersi in gioco. «In realtà la filosofia della giunta Pigliaru è sempre stata questa, sin dalla campagna elettorale – dice l’assessore Mura – e i tagli decisi dal governo hanno accelerato questa trasformazione. Noi abbiamo ereditato una situazione segnata da una fruizione smodata degli ammortizzatori sociali in deroga, da misure temporanee e d’emergenza sono diventate strutturali. Un fenomeno diffuso soprattutto da noi in Sardegna, dove il ricorso a cig e mobilità era più frequente persino della Campania e della Calabria, dove vive una popolazione molto più numerosa. Poi il ministro Poletti ha stabilito il taglio drastico e improvviso delle misure. E con questa novità noi ci siamo ritrovati a fare i conti».

Da questo è nato il progetto della flexicurity, che mette in campo 28 milioni di euro (già previsto il rifinanziamento) e si rivolge a una platea di 4600 fuoriusciti dagli ammortizzatori sociali in deroga. «A loro sono proposti tirocinii formativi per il reinserimento professionali della durata di 6 mesi a 600 euro al mese. Il tirocinio può riguardare competenze specifiche o anche settori diversi da quelli di provenienza – aggiunge l’assessore Mura – . L’obiettivo è recuperare chi è rimasto ai margini, persone di mezza età lontane dalla pensione e prive di sostegno economico». Il piano conviene a tutti, a chi ricomincia a lavorare e alle imprese che godono di diverse agevolazioni: «Un bonus della Regione proporzionato al contratto stipulato più l’abbattimento del peso fiscale da parte dello Stato». La risposta delle aziende infatti è arrivata. A latitare è invece quella dei lavoratori. Il motivo: «È l’effetto della politica di assistenzialismo con cui si è andati avanti per anni – commenta l’assessore –. I lavoratori attendono un altro genere di interventi, più simili agli ammortizzatori sociali. Tanti si sono arresi, noi proviamo a ridargli la voglia di mettersi in gioco». (si. sa.)

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