Il tour in Cina dei Tenores di Neoneli
Il progetto “Zuighes” dei cantadores sardi conquista il pubblico di Hong Kong , Chongqing e Pechino
NEONELI. Le lanterne rosse si sono appena spente sul palcoscenico del National Centre for Performing Art di Pechino ma per i quattro moschettieri del canto a tenore è già tempo di fare un primo bilancio sulla tournée che dal 2 al 9 dicembre li ha visti esibirsi su alcuni dei teatri più prestigiosi della Cina. Da Hong Kong a Chongqing fino alla capitale Beijing: il Coro di Neoneli ha esportato in terra d’Oriente la tradizione canora e la storia della Sardegna, condensate Zuighes, il progetto musicale ispirato al Medio Evo in Sardegna.
I tenores hanno rapito l’attenzione del pubblico raccogliendo consensi e richieste di replica ovunque. Attestati di ammirazione sono fioccati anche durante i fuoriprogramma ai piedi della muraglia cinese e nella Città proibita. Le esibizioni estemporanee hanno sedotto i visitatori locali e i turisti stranieri, attratti da quelle sonorità inedite. Il debutto in Cina del Coro Cultura Popolare è avvenuto all’Y-Theatre di Hong-Kong con lo spettacolo organizzato dall’Istituto italiano di cultura. Qui Tonino Cau, Ivo Marras, Nicola Loi e il solista Angelo Piras, accompagnati dal polistrumentista Orlando Mascia, hanno incantato e stupito gli spettatori con la trasposizione musicale della storia del giudicato di Arborea. Nel teatro del Consolato italiano di Chongqing, un agglomerato urbano di 35 milioni di abitanti, i tenores si sono esibiti in due serate per soddisfare la richiesta di posti in platea. «Entrare in quella città è stato come essere introiettati in un’impressionante selva urbana», ha raccontato Tonino Cau, «ma ciò che più colpisce è il calore e l’umiltà delle persone, che ti ammantano della loro cortesia e della loro semplicità». Il fascino millenario del modulo a tenore ha fatto breccia tanto nel pubblico cinese quanto nelle istituzioni italiane e nelle autorità civili locali, che hanno rivolto ai menestrelli sardi nuove proposte d’ingaggio.
L’ultimo giorno della trasferta intercontinentale il modulo canoro nostrano ha tenuto banco nel più grande teatro della Cina, l’Ncpa di Pechino, dove si è svolto lo spettacolo voluto dall’Ambasciata italiana e dall’Istituto italiano di cultura. L’impatto con la capitale è stato forte per il quartetto giunto dal cuore di una piccola isola, che pure il mondo lo ha girato in lungo e in largo per diffondere le espressioni più antiche della cultura popolare e far conoscere i canti ancestrali di questa terra.
«Siamo stati in 27 nazioni eppure mi ha assalito un po’ di timor panico prima che ci esibissimo in quel teatro – ha confessato il “basso” – Il nostro è stato il primo gruppo italiano di tradizioni popolari ad avervi messo piede e il fatto che la cultura regionale abbia trovato collocazioni così prestigiose ti fa sentire protagonista di qualcosa d’importante»
La parentesi cinese non si è ancora chiusa: a marzo il coro di Neoneli sarà a Macao e a Hong kong per presentare un lavoro musicale su Mont’e Prama, che prima ancora sbarcherà in Australia. E’ uno dei progetti in cantiere per il 2016, anno del quarantennale della fondazione del sodalizio artistico, che sta già mettendo in cantiere uno spettacolo antologico e un progetto editoriale su Emilio Lussu e Antonio Gramsci.
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