Olio, più buono grazie al gran caldo
Produzione inferiore ma qualità eccellente. Molinaro (Laore): «L’isola però non riesce a soddisfare la richiesta interna»
SASSARI. Non tanto, ma di qualità eccellente: è l’identikit dell’olio sardo nella stagione 2015. E per un prodotto che punta molto sulle sue caratteristiche uniche è comunque un buona notizia. Antonio Molinaro, funzionario dell’agenzia regionale Laore: «È vero, non è stata un’annata eccezionale sotto il profilo della quantità prodotta, a causa di eventi climatici sfavorevoli durante la cosiddetta fase di allegazione, quella in cui si forma il frutto dal fiore. In compenso il gran caldo ha avuto l’effetto di limitare la mosca olearia, eliminando quindi i trattamenti. E poi dice – si è avuto un ritardo della maturazione, fattore che ha innalzato la qualità, con oli più profumati e ricchi di polifenoli. I primi risultati lo confermano e c’è ancora tutto dicembre prima di tirare le somme. Alla fine potrebbe rivelarsi una stagione appena superiore al 2014-15». Per l’esperto di Laore «i segnali sono positivi. La produzione negli oltre 115 frantoi sardi è media (negli ultimi anni si è attestata sugli 85 mila quintali) e se in qualche area del sud è in rosso, in altre, come a Bolotana o nel Marghine, ad esempio, si può parlare di annata abbondante, media al nord e scarsa al sud. Il prezzo potrebbe essere appena inferiore. Ma il settore è in piena attività e ancora non ci sono numeri reali».
Spiega ancora Molinaro: «La commercializzazione e la valorizzazione del prodotto hanno margini di miglioramento molto ampi, nonostante si abbiano esempi di aziende di notevoli dimensioni che hanno raggiunto livelli di eccellenza nel settore. La Sardegna riesce a coprire solo l’1,5 per cento del mercato nazionale e non soddisfa nemmeno il suo mercato interno. La produzione è comunque di elevata qualità e i suoi oli vincono sempre premi importanti».
Gli obiettivi per fare un salto di qualità sono l’aumento della produzione, l’allargamento della base produttiva e il consorzio, il miglioramento qualitativo del prodotto e la sua valorizzazione.
Ma gli oli sardi sono sempre integri come vorrebbe il consumatore, sempre più spinto a scegliere la qualità e a non farsi attirare solo dal prezzo dei grandi marchi? «Per aziende di certe proporzioni –dice Molinaro – è praticamente impossibile che si utilizzi solo olio prodotto in Sardegna, ma il profilo qualitativo resta buono. Ho molta fiducia, conoscendo la serietà dei nostri produttori». E ora è nata una sorta di confraternita dell’olio d’eccellenza, Sardolivo, associazione di olivicoltori senza scopo di lucro, di tipo culturale, sulla scia di quanto già accaduto col vino.
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