Roghi tossici vicino all’ospedale 13 rom finiscono in manette
Bruciavano rifiuti di ogni genere nel campo di Piandanna, contestati 95 episodi: in media 1,5 al giorno Potrebbero essere accusati di associazione a delinquere per combustione illecita, primo caso in Italia
SASSARI. Cartone, cavi di gomma e plastica, indumenti, mobili in disuso, rame. Bruciavano rifiuti di ogni genere a tutte le ore del giorno e della notte. E il fumo generato da questi roghi, con il suo odore nauseabondo, si sollevava denso sino a rendere irrespirabile e nociva l’aria dell’intera zona intorno al campo nomadi di Piandanna, alla periferia ovest di Sassari, dove ci sono svariati palazzi e persino le cliniche dell’Azienda ospedaliero universitaria, con i reparti di Neonatologia e di Terapia intensiva continuamente a rischio evacuazione proprio a causa della tossicità prodotta da quegli incendi. Una situazione intollerabile. Così, dopo un’indagine cominciata otto mesi fa e dalla quale sono emerse prove schiaccianti documentate anche da filmati, all’alba di ieri mattina i carabinieri del Nucleo operativo ecologico, supportati dai colleghi del Comando provinciale e dai Cacciatori di Sardegna con tanto di elicottero, hanno fatto scattare un blitz nell’insediamento rom che ha portato all’arresto di dodici persone di origine bosniaca, tutte di età compresa tra i 18 e i 52 anni. Cinque di queste sono state immediatamente condotte nel carcere di Bancali, le altre sette sono ai domiciliari.
L’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del tribunale sassarese riguarda tuttavia anche un tredicesimo elemento del presunto sodalizio criminale: ora come ora, infatti, un uomo risulta irreperibile, ma i militari confidano di stringergli presto le manette ai polsi. Molti i reati ipotizzati dal procuratore facente funzione Paolo Piras e dal sostituto procuratore Mario Leo, titolari dell’indagine: si va dalla gestione di discarica non autorizzata sino alla ricettazione, passando ovviamente per la combustione illecita di rifiuti, ossia l’articolo 256 bis del Codice dell’ambiente, introdotto dopo la famigerata vicenda della “Terra dei Fuochi”.
Ma c’è di più: secondo il maggiore Umberto Rivetti, comandante provinciale del Noe, alla già grave contestazione potrebbe affiancarsi l’accusa di associazione a delinquere finalizzata a quello specifico reato di combustione illecita (e sarebbe probabilmente il primo caso in Italia). Gli investigatori sono infatti convinti che gli indagati agissero come una vera e propria organizzazione criminale. «Tutti loro – spiega Rivetti – ricoprivano un ruolo ben preciso: dall’innesco delle fiamme alla gestione delle operazioni, all’occultamento delle tracce dei roghi con spargimento di terra». In mezzo agli arrestati, tra i quali tre donne, c’era poi chi svolgeva l’attività di vedetta con il compito di avvisare dell’arrivo delle forze dell’ordine o dei vigili del fuoco.
Nel corso dell’inchiesta sono state effettuate oltre 80 acquisizioni video, grazie alle quali è stato possibile risalire sia ai presunti responsabili dei reati contestati (tutti identificati e riconosciuti nel corso dei diversi accessi che i carabinieri facevano all’interno del campo nomadi) sia addebitare agli indagati almeno 95 roghi, 40 dei quali di notte in soli 65 giorni. Media da brividi: 1,5 incendi al giorno.
Va da sè che l’area adibita a discarica - si parla di circa mille metri quadrati - sarà sottoposta a sequestro e dopo le opportune analisi della Asl si potràparlare di bonifiche.
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