Consiglio lumaca 3mila emendamenti ingolfano la legge
Discusse 6 osservazioni delle 106 presentate per l’articolo 1 Centrodestra in rivolta: ormai siamo al caos istituzionale
CAGLIARI. Un disastro, altro che velocità. Il Consiglio regionale ha impiegato otto ore per discutere e bocciare appena sei emendamenti sui 106 presentati solo al primo articolo della riforma degli Enti locali. E in tutto gli articoli sono una settantina e gli emendamenti, compresi gli ultimi, poco meno di tremila. Se il passo continuerà a essere questo, lento ma non noioso fra gustosi siparietti e sfide accese tra maggioranza e opposizione, la legge sarà approvata «altro che a Natale, a Pasqua», è stato il presagio di molti. La prima maratona – oggi la seduta comincerà alle 9 e finirà a mezzanotte – è servita a gran poco. Con ogni mezzo i consiglieri del centrodestra hanno provato a far deragliare la maggioranza di centrosinistra. Dai richiami continui al regolamento, con un Mario Floris dell’Uds in gran forma, alle metafore di Gianni Lampis (Fdi-An) che ha alternato piccole novelle alla Costituzione. Ma anche Attilio Dedoni dei Riformatori, che ha minacciato l’arrivo dei carabinieri se non gli avessero accettato alcuni emendamenti, o Marcello Orrù (Psd’Az) sfrontato nel contestare: «Siamo alla fiera dei trucchi e degli inganni». E c’è anche chi si è lanciato in un difficile equilibrio fra tre cognomi: Delrio, il ministro, Erriu, l’assessore, e Deriu, relatore di maggioranza: «Questa legge suona male sin dall’inizio fino a essere diventata una triste cantilena con cui Renzi e Pigliaru vogliono mortificare la Sardegna». Raccontata così la cronaca della giornata potrebbe sembrare persino la riedizione volante di un talk show in cui gridano tutti. Non è stato così, per fortuna. In diversi momenti, il dibattito è entrato con forza sul testo di una riforma ormai riscritta cinque volte, e che nella sua ultima versione prevede la novità della Rete metropolitana (costruita per Sassari e dintorni) e di quella Urbana cucita a misura sui confini di Olbia. «È una riforma sempre più caotica» ha tuonato il centrodestra trasformatosi in un plotone d’esecuzione. In ogni loro intervento, l’hanno ribadito Pietro Pittalis, Ignazio Locci, Stefano Tunis, Marco Tedde, Oscar Cherchi, Alessandra Zedda e Giuseppe Fasolino di Forza Italia, tra l’alto sconcertato per «il silenzio dei numerosi sindaci fra i banchi della maggioranza». Oppure Gianluigi Rubiu dell’Udc, Christian Solinas del Psd’Az, ha presentato oltre 1200 emendamenti, e Michele Cossa dei Riformatori, che in estrema sintesi hanno detto: «Macchè innovatori, la legge sembra scritta da poco coraggiosi e persino folli conservatori». E il centrosinistra che ha fatto? Per otto ore ha fatto quadrato intorno alla legge. A intervenire sono stati tre consiglieri del Pd (Roberto Deriu, Franco Sabatini e Cesare Morriconi), Francesco Agus e Luca Pizzuto di Sel, Emilio Usula dei Rossomori e l’assessore Cristiano Erriu. È stato lui a dire: «La riorganizzazione è indispensabile, con il taglio delle risorse, i Comuni non riescono più a fronteggiare neanche l’ordinaria amministrazione. Servono nuovi Enti locali per mettere tutti i cittadini allo stesso livello». Per la maggioranza, non ci sono dubbi: il testo dev’essere approvato in dieci giorni, o altrimenti «metteremo a rischio i lavoratori delle ex Province e saremo puniti dal Governo». Ma nel centrosinistra c’è anche chi si è astenuto in commissione: è Gianfranco Congiu del Partito dei sardi. Perché? «Perché l’esagerato e confuso dibattito sulle aree urbane, alla fine ha messo all’angolo i piccoli Comuni». Oggi ci sarà il secondo round e chissà quanti emendamenti saranno discussi. Sempre molto pochi. (ua)
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