Cioni, il cinema che racconta le città
Il regista chiude a Sassari come presidente della giuria la rassegna di documentari DocSS
SASSARI. Nato a Parigi, da padre italiano e madre inglese, cresciuto a Bruxelles dove ha iniziato a fare cinema, da una decina d'anni vive nei dintorni di Firenze. La biografia di Giovanni Cioni è particolare come i suoi film. Invitato a Sassari dagli organizzatori di DocSS (Nuovo Circolo del Cinema e Aguaplano), è presidente della giuria del festival che si conclude oggi dopo un'intensa settimana di proiezioni. In questi giorni ha anche tenuto una masterclass rivolta soprattutto agli allievi della scuola civica di cinema di Sassari. Titolo delle sue lezioni: topografie.
«Visto che si tratta di un festival del cinema urbano – spiega il regista – ho pensato di ripercorrere alcuni lavori che ho fatto in relazione alle città in cui li ho girati. In particolare partendo da un progetto che feci in Belgio: “L’invention de Bruxelles”. L'idea era raccontare la città attraverso i suoi vissuti e i suoi immaginari, un po' ispirandomi al romanzo di Italo Calvino “Le città invisibili”. Nel progetto avevo preparato una specie di testo che si chiamava topografie e collegava certi luoghi della città con delle storie, alcune vere altre inventate. Quando mi hanno proposto questa masterlclass ho pensato di riprendere quello spunto e ripercorrere un po' le lavorazioni dei miei film sotto questo punto di vista». Due film di Giovanni Cioni, “Per Ulisse” e “In Purgatorio”, sono anche stati proiettati a Sassari per un omaggio al regista. «Il primo è girato a Firenze – racconta Cioni – ma non descrive la città, si concentra su alcuni suoi abitanti diciamo invisibili: senzatetto, persone uscite dal carcere, con trascorsi psichiatrici. Mentre “In Purgatorio” è più dichiaratamente legato all'esperienza della città. Parte dal culto delle anime del purgatorio a Napoli. Sono anime di morti senza nome che appaiono in sogno e chiedono di essere adottate, riconosciute. E attorno a questo culto quello che mi interessava era il legame tra la dimensione onirica e reale di una città come Napoli». Film molto apprezzati anche all'estero come dimostrano i premi a festival importanti, tra questi il Cinéma du Réel di Parigi. «Rispetto all'Italia in paesi come la Francia e il Belgio – sottolinea il regista – c'è sicuramente un'attenzione maggiore al cinema documentario. A Bruxelles per esempio c'è una lunga tradizione, ci sono state figure come Chantal Akerman alla quale si sono ispirati in molti. A Parigi c'è tutta la tradizione documentaria legata a Jean Rouch. Però negli ultimi dieci anni ho visto crescere l'interesse anche in Italia. Per me il genere documentario è cinema.
Un racconto, un viaggio spesso più sorprendente rispetto a molto cinema di finzione che finisce per essere scontato e noioso». Oggi alle 18 sarà proprio Giovanni Cioni a proclamare il film vincitore di questa prima edizione di DocSS. Film che subito dopo verrà proiettato, sempre all'auditorium del Carmelo in viale Umberto. Nel corso della giornata conclusiva verranno anche riproposti due documentari inseriti nel programma fuori concorso: alle 16 “Let the Fire Burn” di Jason Osder e alle 21 “Tahrir” di Stefano Savona.
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