Da Verdi a Puccini Recital di grande lirica
Bella prova di Francesco Demuro alle prese con arie d’opera
SASSARI. Avevamo già ascoltato Francesco Demuro qualche anno fa in due produzioni del De Carolis, “Bohème” e “Lucia di Lammermoor”, e ne avevamo tratto una grande impressione. Erano le stagioni del 2008 e 2009, Demuro aveva iniziato da poco tempo – con la “Luisa Miller”, nel 2007, al Teatro Regio di Parma – quella che continua ad essere una sfolgorante carriera. Forte di quel successo imprevisto e straordinario, sia di pubblico che di critica, Demuro aveva intrapreso il suo inarrestabile cammino sulle strade della grande lirica internazionale, con un percorso quanto meno curioso, se si pensa che il tenore aveva iniziato la sua attività in tutt’altro ambito, ossia quello del canto sardo accompagnato di chitarra, che lo aveva visto affermarsi come star indiscussa.
Demuro è ritornato ora da trionfatore nella sua terra grazie al tradizionale Concerto di Natale che il Banco di Sardegna da diversi anni offre alla città secondo una formula ormai collaudata, sempre di successo, che rischia però col tempo di esaurire le sue oggettive possibilità: ossia quella del concerto da affidare ad una voce rigorosamente sarda che si è affermata nel mondo.
Demuro ne è forse l’esempio più illuminante, e il concerto svoltosi a San Nicola – seguito da centinaia di spettatori, anche sul maxischermo collocato sulla piazza della Cattedrale – è stato forse il più riuscito fra quelli organizzati dall’istituto di credito, ed anche uno dei più applauditi. Va detto a questo proposito che il successo va condiviso con l’ottima Orchestra dell’Ente De Carolis e con un giovane direttore come Jader Bignamini, tecnicamente preparato e dal grande temperamento, che ha saputo assecondare e porsi in sintonia con la genuina personalità di Demuro.
Onestamente non amiamo molto i recital vocali che propongono arie d’opera sulla base della hit-parade decretata dal pubblico dei melomani. Però quando canta un artista come Demuro il pregiudizio viene meno e ci si lascia trasportare da un temperamento musicale spontaneo come quello del tenore turritano e dalla grande naturalezza del suo modo di cantare, qualità queste che non possono non affascinare l’ascoltatore.
Il programma era ovviamente nazional-popolare. Dopo una plastica lettura da parte dell’Orchestra dell’Ouverture tratta dal Guglielmo Tell di Rossini, il recital di Demuro ha preso l’avvio con “Un’aura amorosa” da “Così fan tutte” di Mozart e “Una furtiva lacrima” dall’”Elisir d’amore” di Donizetti: i due pezzi meno convincenti della sua performance, nonostante la bellezza del timbro, la chiarezza della dizione e lo straordinario senso del legato. Però Demuro fa mancare in questi due brani le mezze voci, la varietà del colore, tutti aspetti essenziali del ‘bel canto’ italiano e delle sue anticipazioni mozartiane.
Dove Demuro ha dà il meglio di sé ed è evidente che si trovi maggiormente a proprio agio è il repertorio verdiano e pucciniano. Di Verdi abbiamo ascoltato la prima scena del secondo atto di “Traviata”, semplicemente perfetta grazie ad un fraseggio vibrante nell’accento e grande forza espressiva; di Puccini invece “Che gelida manina” dalla “Bohème”, interpretata con voce calda e suadente e con quella straordinaria naturalezza dell’emissione che costituisce una delle migliori doti del tenore.
Apprezzabile anche l’”Ingemisco” dalla Messa da Requiem di Verdi, mentre le migliori doti della scuola italiana di canto le abbiamo ascoltate nell’emozionante “Mattinata” di Leoncavallo. Mentre l’Orchestra si faceva ancora onore con “La danza delle ore” di Ponchielli e l’”Intermezzo”dalla “Manon Lescaut”, Demuro concludeva il concerto con due pezzi che non potevano mancare: un’appassionata “La donna è mobile” e un muscoloso “Nessun dorma”, per concludere con una originale e delicata versione di “Tu scendi dalle stelle” di Stefano Garau.
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