Assalto fallito al blindato ora è caccia al commando
Ritrovata bruciata alla periferia di Nuoro una delle auto usate dai banditi
NUORO. I resti della macchina erano ancora fumanti. Un incendio strano anche per il luogo in cui il piccolo furgone era stato parcheggiato: all’inizio di una stradina di penetrazione agraria nelle campagne di Su Berrinau, seminascosto dai cespugli ma a poche decine di metri dal tratto della vecchia strada statale 129 che collega Nuoro con la 131 dcn e che corre in parallelo ma leggermente più alto rispetto alla strada dove doveva scattare l’agguato. L’auto ancora fumante ha attirato l’attenzione degli agenti di una squadriglia della squadra mobile che, verso le 7,30 di mattina, stavano ispezionando minuziosamente tutta la zona intorno al luogo in cui era stato predisposto l’agguato per la rapina al portavalori.
Auto rubata. Il piccolo furgone distrutto dalle fiamme è un Opel Combo, rubato a Nuoro alcune settimane fa. È l’auto usata dagli altri componenti della banda, quelli rimasti nell’ombra. Quelli che nessuno ha visto. Sono stati sicuramente i banditi a bordo dell’Opel Combo a seminare i chiodi lungo la strada, nei pressi dello svincolo per la 131dcn. A bordo del furgoncino c’erano almeno tre malviventi: uno che sarebbe rimasto alla guida per partire a tutta velocità, in direzione di Nuoro, e altri due che dalla strada sarebbero dovuti scendere lungo il costone per raggiungere gli altri nella 131 e si dovevano preoccupare di fermare il blindato carico di soldi.
Tempi sbagliati. A fare andare storto il piano della banda è stata la maniacale preparazione della fuga. I rapinatori hanno perso molto tempo a predisporsi le coperture per garantirsi una fuga senza rischi e, forse per troppa presunzione, non si sono preoccupati dell’imminente arrivo del portavalori della Vigilpol carico di soldi. Soprattutto i due che hanno messo a ferro e fuoco la 131 Dcn non si sono resi conto che la trappola che avevano predisposto per fermare il blindato non era stata fatta con la stessa minuziosa precisione con la quale si stavano organizzando le coperture per andare via indisturbati con il bottino.
La trappola. Prima di fermare sulla 131 Dcn, nella discesa subito dopo la galleria di Nurdole, la Panda e il camion dei rifiuti, i due banditi a bordo del fuoristrada cassonato (che ancora non è stato trovato ma che probabilmente avrà già fatto la fine dell’Opel Combo: incendiato per cancellare ogni traccia) si erano preoccupati di predisporre la trappola per il portavalori. I due erano infatti fermi con gli sportelli del pick up aperti già da qualche minuto quando sono arrivate la Panda e il camion dei rifiuti. Uno dei due banditi si sarebbe arrampicato al guard rail ha lanciato chiodi nelle corsie opposte. Un lancio che però non sarebbe stato sufficientemente lungo, visto che i chiodi, a decine, sono stati ritrovati dagli agenti della squadra mobile soltanto sulla corsia di sorpasso della direzione opposta a quella di marcia del pick up. Mentre la corsia di marcia normale era pulita. E sarebbe stato proprio questo particolare a salvare il blindato e il suo carico di euro.
Scivola via. Le guardie giurate della Vigilpol quando sono arrivate all’altezza della Panda che bruciava hanno continuato la loro marcia sulla corsia di destra, limitandosi a segnalare l’incendio alla centrale. E allontandosi al più presto, senza rendersi conto di nulla, nè vedere qualcuno e sentire i colpi di kalashnikov che i due banditi hanno sparato più per rabbia che per fermare il portavalori che continuava la sua corsa verso Nuoro.
La fuga. A quel punto, i due sono risaliti sul loro pick up e, nascosti dalle fiamme e dal fumo della Panda che avevano incendiato, sono partiti a tutta velocità in direzione di Ottana o forse di Macomer. Soltanto quando il pick up verrà ritrovato si capirà quale direzione hanno preso. Stesso discorso per i complici a bordo dell’Opel Combo. Quando si sono resi conto che la rapina era sfumata, sono ripartiti in direzione di Nuoro facendo perdere le loro tracce nelle campagne di Su Berrinau, incrociando sul loro cammino le auto di polizia e carabinieri lanciate a tutta velocità verso il luogo della fallita rapina. E fermate dai chiodi disseminati sulla strada. Probabilmente i banditi hanno abbandonato l’auto in un luogo sicuro e poi nella notte sono tornati per incendiarla.Per non lasciare tracce.
A conferma che la banda era ben organizzata, formata da rapinatori esperti che forse avevano fatto altri assalti, ma difficilmente sono gli stessi della rapina riuscita qualche mese fa a Campeda. Poche le parole che hanno pronunciato con quelli che hanno incontrato sulla loro strada, nessuna minaccia vocale nei confronti del conducente della Panda e degli autisti del camion dei rifiuti, per non farsi tradire dall’accento, ma segnali inequivocabili con i fucili.
Silenzio e spari. Prima della fuga. (plp)
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