La Nuova Sardegna

Con Carlotto e l’Alligatore tra i veleni del Nordest

di Paolo Petroni
Con Carlotto e l’Alligatore tra i veleni del Nordest

“Per tutto l’oro del mondo” segna il ritorno all’azione di Marco Buratti La sua banda deve risolvere il caso di una rapina finita con un duplice omicidio

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L’editore e/o ha appena pubblicato “Per tutto l’oro del mondo” (190 pagine, 15 euro) di Massimo Carlotto. Lo scrittore padovano torna a raccontare di quel Nordest di cui ha svelato i lati più neri e inquietanti con una nuova storia che vede protagonista il suo Alligatore, Marco Buratti, con l'aiuto dell'amico Max la Memoria, ai quali protegge le spalle Beniamino Rossini. All'inizio di tutto una rapina in casa Oddo, una villa, di cui la polizia non era mai riuscita a venire a capo, finita drammaticamente con un duplice feroce omicidio, segno del «disprezzo per la vita umana di questa nuova criminalità globalizzata che metteva i brividi e, del resto, rispecchiava le logiche che dominano il mondo».

Una delle due vittime, brutalmente violentata, è la povera Luigina, governante della famiglia Oddo e sarà il figlio di questa, un dodicenne, a chiedere all'Alligatore di indagare e scoprire i colpevoli, mettendogli in mano un anticipo di 20 centesimi. Ed è questa la grande trovata di Carlotto, che sempre più gioca la narrazione sul trio dei suoi amati personaggi, che sanno operare anche fuori o ai limiti della legalità, ma sempre mossi da una propria sana morale di fondo che condanna ogni raggiro, truffa, violenza alla povera gente comune.

L'Alligatore gira con la sua vecchia Skoda Felicia, beve Calvados e sopravvive grazie al blues, che in una di quelle notazioni storiche che piacciono a Carlotto, si racconta come fosse stato inventato anche dagli emigranti italiani che si erano trovati al momento giusto nel posto giusto. E allora ecco anche qualche debolezza, come la fascinazione subita da una cantante jazz del Picòs, Cora, al secolo Marilena Dal Corso, con tanto di ingombrante marito.

Poi ci sono i richiami alla cronaca, dalle allusioni al lavoro nero, a come funzionano le piccole imprese, alle esternazioni di politici o persone comuni che «esprimevano senza filtri la pancia del Veneto» fomentando paura, esasperazione, odio, sino alla decisione del sindaco di Venezia di proibire certe letture nelle scuole perché non rispecchiano i canoni della famiglia tradizionale. In questo modo la vicenda che coinvolge malavita, ex mercenari e un giro di orafi legati a rapine e ricettazione, le indagini ora subdole, ora intimidatorie, ora anche violente, sul delitto della povera Luigina in casa Oddo e dello stesso Oddo, con gli scarti, i colpi di scena, i cambi di prospettiva che fanno di questo romanzo una lettura avvincente, acquistano una dimensione di verità, si inseriscono naturalmente nella realtà di questo paese e dei nostri giorni.

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