Molte somiglianze con altri colpi nell’isola
Le forze dell’ordine al lavoro per raccogliere elementi e stringere il cerchio intorno alla banda
NUORO. Le indagini sono partite immediatamente. Gli agenti della squadra mobile, cooordinati dal dirigente Fabrizio Mustaro, dopo aver sentito i testimoni hanno eseguito alcune perquisizioni e continuato a monitorare alcuni personaggi ritenuti di particolare interesse perché coinvolti nel traffico di armi o chiacchierati per precedenti rapine messe a segno nel territorio e mai risolte. Si cerca soprattutto il basista.
Ma non è un’inchiesta facile quella della magistratura, affidata al sostituto procuratore Giorgio Bocciarelli con la supervisione del procuratore Andrea Garau.
Subito dopo la fallita rapina si è anche svolta una riunione ristretta del Comitato provinciale per l’ordine pubblico, convocata nell’immediatezza del fatto dal prefetto Ninni Meloni e dal suo vice Vincenzo D’Angelo. Il prefetto ha parlato a lungo con il questore Paolo Fassari e con il comandante dei carabinieri, colonnello Saverio Ceglie, e ha chiesto a tutti il massimo impegno per sgominare le bande di rapinatori e garantire sicurezza alla popolazione.
Gli investigatori della squadra mobile di Nuoro stanno seguendo da tempo la pista dei rapinatori dei blindati. Già in passato erano riusciti a risalire agli autori di alcuni agguati messi a segno soprattutto in Ogliastra, riuscendo a incastrare alcuni componenti delle bande, i fiancheggiatori e anche i basisti. Ma risalendo anche alla composizione delle cosidette “bande modulari” che si muovevano in Sardegna e oltre Tirreno sfruttando l’esperienza di due o tre banditi esperti, tra i quali l’ex “primula rossa” di Talana, Raffaele Arzu, e utilizzando manovalanza locale per gli assalti.
Anche le nuove bande che sono entrate in azione negli ultimi tempi sarebbero costituite seguendo quel tipo di organizzazione. Non è improbabile che sabato mattina sulla 131 Dcn ci fosse qualche rapinatore che aveva già partecipato ad altri assalti. Probabilmente della banda che aveva messo a segno la spettacolare rapina sulla 131 vicino a Cagliari, visto che il modus operandi è molto simile, con un perfezionamento del blitz: i chiodi sulla strada per coprirsi la fuga.
Simile, ma non troppo al modus operandi della banda che qualche mese fa era entrata in azione sulla 131 a Campeda. Simile per spavalderia e per armamento, ma forse meno maniacale nella ricerca dei dettagli per garantirsi l’impunità.
Sicuramente gente molto preparata a livello organizzativo e pronta anche ad affrontare e superare qualsiasi imprevisto. Che a Campeda c’era stato. I banditi avevano infatti predisposto il blocco del furgone sbagliato, perché traditi dal sole che gli aveva fatto scambiare il blindato da rapinare con un pullmino carico di bambini e insegnanti di un istituto di Sassari che stavano andando in gita a Cabras per vedere i giganti. Con grande serenità, i rapinatori erano riusciti a non farsi prendere dal panico e a non spaventare i bambini: avevano tolto il blocco stradale e fatto passare il pullmino lasciando quasi capire ai bambini che era stato un diversivo previsto dalla loro gita e salutandoli con la mano. (plp)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
