La Nuova Sardegna

Fenomeno Zalone, il qualunquista buono

di Roberto Sanna
Fenomeno Zalone, il qualunquista buono

“Quo vado?” piace a tutti e arriva a 22 milioni di incassi Muccino: «Onestà e gentilezza come nei film di Troisi»

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SASSARI. Un uragano che ha spazzato via qualsiasi rivale. E nel contempo ha messo d’accordo un po’ tutti: colleghi, critici, addetti ai lavori. Soprattutto gli spettatori: il terzo giorno di programmazione ha portato a “Quo vado” 8 milioni di euro, uno in più di quanto fatto registrare nelle due precedenti giornate. Checco Zalone ha anche sbriciolato tutti i suoi record: Sole a catinelle nel 2013 nei primi 4 giorni di programmazione aveva incassato 19.179.296 euro con 2.771.755 presenze, Che Bella Giornata nel 2011 nei primi 5 giorni di programmazione 19.008.179 euro con 2.833.725 spettatori. E ora sembra quasi facile battere anche i 52 milioni che fanno di Sole a catinelle il secondo maggiore incasso italiano di sempre (il primo è Avatar con 67,7 milioni).

Il comico dalla faccia pulita, ha fatto qualcosa che nessuno si aspettava, probabilmente nemmeno lui. E senza andare a cercare chissà quali artefizi: «Chi fa questo mestiere non pensa ai beni o ai mali di questo Paese, ma solo a far ridere – il suo commento –. Il comico per una battuta si venderebbe l’anima. Poi se la battuta è azzeccata, nel senso che muove da una realtà tangibile e familiare a tutti, è più efficace. Io però non voglio fare analisi sociologiche sul nostro Paese, sul posto fisso, sul degrado, sul berlusconismo, su tutto quello che hanno scritto in questi giorni. Io e Gennaro Nunziante vogliamo solo far passare un’ora e mezza a ridere».

E ci sono riusciti. Grazie anche a una programmazione molto furba nel ponte di Capodanno che ha reso possibile una sorta di effetto-domino nelle sale. Il prodotto firmato da Gennaro Nunziante, regista e sceneggiatore, ha convinto anche i più esigenti. «Checco Zalone è un tonto apparente che risolve le situazioni grazie a un qualunquismo “buono” – ha detto lo scrittore vincitore del Premio Strega 2015 Nicola Lagioia, anche lui pugliese –. Anche i personaggi di Sordi erano dei qualunquisti, ma raggiungevano vette di crudeltà di cui Zalone fa a meno. Agli italiani questa indulgenza piace». «Ha puntato in fondo all’angolo più remoto della nostra anima – scrive sul Corriere della Sera Adriano Celentano –. Dove anche i cosiddetti «colti», sempre piu’ assetati di potere, ne hanno purtroppo perso le tracce, le quali si identificavano con quella «sana ignoranza» che a nostra insaputa ci rende puri e quindi belli anche se brutto poi, nessuno lo è. Perché inevitabilmente, non essendo ipocriti, oltre che belli si è anche simpatici».

Il regista Gabriele Muccino plaude anche la sua capacità di riempire le sale: «Qui si tratta di numeri immensi paragonabili ad un blockbuster americano in uscita sul proprio territorio, in una nazione di 300 milioni di persone – ha scritto sulla sua bacheca Facebook –. Checco Zalone, dopo i film di Troisi che ricordiamo ancora con grande nostalgia, ha riportato la propria onestà, la propria educazione, la propria semplicità e gentilezza, anche il suo sapersi raccontare senza mai accostarsi al becerume che agli italiani ha fatto ridere al cinema per troppo a lungo senza mai accostare ad esso quello sguardo amaro, introspettivo e quindi malinconico sulle proprie pochezze umane che fece grandi le commedie italiane fino agli anni '70». «Il film, al pari di quello precedente, immerge le mani nella socieà italiana – scrive Massimiliano Panarari nella prima pagina della Stampa – e si mette ridancianamente in sintonia con le questioni di cui il pubblico parla tutti i giorni. Esorcizzando così, insieme alla Grande Paura, anche le tante piccole che costellano la vita quotidiana».

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