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Ryanair, anche in Puglia stop all’accordo

Ryanair, anche in Puglia stop all’accordo

Nell’isola va avanti il fondo dei privati. A Bari il governatore Emiliano non dà i contributi alla low cost

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SASSARI. In Sardegna va avanti il progetto del fondo promosso dai privati per convincere Ryanair a restare nell’isola. Un percorso del tutto differente che ha visto anche adesioni eccellenti come Paolo Fresu e Antonio Marras. Una sorta di azionariato popolare nato come unica risposta possibile dopo lo stop imposto dall’Ue alle sovvenzioni date dalla Regione.

La procedura di infrazione e le rigide norme dell’Europa di fatto rendono impossibile qualsiasi forma di finanziamento agli aeroporti sardi per far atterrare le compagnie low cost. Una delle poche strade è proprio l’azione dei privati. Una strada che in Sardegna viene seguita con grande attenzione. Ma anche fuori dall’isola le altre Regioni si trovano in una situazione complicata. In Puglia, dove è aperta anche una inchiesta della Procura sul finanziamento alle low cost, il governatore Michele Emiliano ha stoppato il finanziamento. In giunta era arrivata una delibera in cui si davano 13,8 milioni di euro ad Aeroporti Puglia, che gestisce gli scali regionali. Servivano per promuovere il turismo in ingresso. In altre parole un meccanismo per finanziare un nuovo accordo con Ryanair. Emiliano ha preferito fermare la delibera che dava il via libera a contributi indiretti al vettore low cost per sostenere le 33 rotte che la compagnia irlandese ha negli scali di Bari e Brindisi, per un totale di 3 milioni di passeggeri. Nessun accordo. Al contrario la frenata del governatore è il segno della grande cautela che le Regioni hanno dopo le norme rigidissime di Bruxelles. La delibera finanzia la campagna di marketing per il turismo. Ma proprio per i contributi dati alla società che gestisce la pubblicità del portale di Ryanair la procura di Bari ha aperto un’inchiesta. I magistrati indagano per capire se la procedura con cui sono stati garantiti i finanziamenti alla compagnia irlandese abbia aggirato l’obbligo di gara d’appalto.

Segno che la grande cautela della Regione sulla possibilità di dare contributi alle low cost è comune anche oltre il Tirreno. La Sardegna è anche sotto procedura di infrazione da parte dell’Ue proprio per i contributi dati alle compagnie low cost. Contributi che sono stati dati dal 2010 al 2013. 17 milioni ogni dodici mesi per tre anni. Una sorta di bomba a orologeria sui bilanci degli aeroporti sardi. Se l’Europa dovesse ritenere illegali gli aiuti stanziati dalla Regione a favore delle società di gestione e poi girati alle compagine a pagare potrebbero essere proprio gli aeroporti. Un danno che porterebbe i bilanci in profondo rosso. (l.roj)

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