La Nuova Sardegna

Ricordare Luigi Oggiano: «L’Autonomia è intelligenza»

di Giacomo Mameli
Ricordare Luigi Oggiano: «L’Autonomia è intelligenza»

Domani a Siniscola giornata commemorativa sulla figura del senatore sardista Il politico antifascista federalista convinto e il penalista che difendeva i deboli

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SINISCOLA. Minuto com'era, curvo per gli anni e fragile di salute per i proiettili che sul Carso ne avevano devastato il fisico, quasi non si riusciva a vederlo nel suo studio legale a Nuoro, a destra nella salita di via Dante, poche decine di metri dal Palazzo delle Poste littorie con torretta di granito grigio e vulcanite rosa. L'avvocato Luigi Oggiano, ex senatore della Repubblica (1948-1953) per il Partito sardo d'Azione, appariva sorridente ma sommerso da carte e libri, nascosto fra codici e testi di letteratura latina e greca, in bella vista "La guerra del Peloponneso" di Tucidide «il mio autore preferito perché era uno storico rigoroso, verificava le fonti».

E poi pile di fascicoli processuali con le vicende di poveri cristi nella stagione più tragica della malavita e della malagiustizia fra le due guerre e l'avvio della rinascita. Fra tutti campeggiava il dossier Giuseppe Mureddu, pastore di Fonni, morto a 29 anni nel marzo 1963, soffocato da un fazzoletto in carcere a Nuoro. Oggiano aveva seguito quel caso col penalista Giannino Guiso che aveva scritto: «Era stato massacrato di botte. Aveva i lividi. L'avevano picchiato con gli asciugamani bagnati provocandogli un'emorragia interna. Furono incriminati un commissario e due brigadieri di polizia». Ma per la magistratura «Mureddu morì suicida». In una Barbagia dove si usavano spesso metodi polizieschi sudamericani, quella versione non fu mai accettata da Oggiano: «Per lo Stato di diritto – aveva detto pesando le parole – quella di Mureddu è una pagina buia, sconcertante, vergognosa».

Definito "l'avvocato dei poveri" povero era anche lui, non sprecava un foglio di carta, monumento di etica nella teoria e nella pratica. Finita l'esperienza a Palazzo Madama aveva rifiutato il vitalizio («se non lavoro perché mi devono pagare?»).

Era nato a Siniscola il 7 gennaio 1892 in una modesta casa dietro la chiesa di san Giovanni. Il padre Ignazio contadino, Caterina Pau la madre. In paese fino alla terza elementare, poi a Bitti da parenti, ginnasio a Nuoro, liceo all'Azuni di Sassari col massimo dei voti. Si iscrive in Giurisprudenza a Torino, nel 1913 è a Modena dove lavora all'Intendenza di Finanza. Torna a Sassari, scrivania all'ufficio imposte di Tempio. A Sassari si laurea (dicembre 1914) con una tesi sulla Baronia di Posada. L'Italia è in guerra. Esordisce come pubblicista sul quotidiano romano La Tribuna, denuncia l'alto tasso di analfabetismo in Sardegna.

Frequenta a Modena la scuola ufficiali, è al fronte col 45.mo battaglione fanteria. Si ritrova nelle Dolomiti, monte Siaf-Col di Lana ribattezzato "Col di sangue" per gli ottomila morti. Oggiano è ferito gravemente alla spalla, vaga tra ospedali, subisce 14 interventi chirurgici. Torna a Nuoro. Guardato a vista dai fascisti. È fra i più attivi e tenaci ex combattenti. Con Camillo Bellieni è tra i pochi ideologi del Psd'Az. Federalista convinto, legge Carlo Cattaneo e Giuseppe Mazzini. Dà all'autonomia una specificità tuttasarda. Dirige "Il Solco". È tra i leader contrari alla fusione del Psd'Az col fascismo.

A Nuoro, in una stagione brevissima che vedeva i Quattro Mori impegnarsi a creare una classe dirigente, Oggiano era tra i pochi referenti di chi – ventenne o quasi – cercava di avvicinarsi alla politica. Accoglieva i giovani nel suo studio oppure passava qualche ora nella sezione di via Tola. In quella stessa sala si erano impegnati Piero Soggiu avvocato di Ghilarza, nume di Dottrine politiche, parlava di sussidiarietà e dei Land tedeschi, accompagnava gli universitari sardisti a Bruxelles ai congressi Aicce (Associazione italiana per il Consiglio dei Comuni d'Europa). In via Tola parlavano Anselmo Contu (primo presidente del Consiglio regionale) e, dopo aver abbandonato il Pci, il sindacalista di Benetutti-Carbonia Salvatore Ghirra. Mario Melis, poco più che quarantenne, spiegava il senso del cooperativismo di Bellieni applicandolo al Comune dov'era sindaco, Oliena, e dove nascevano cantina, caseificio e oleificio sociale. Memorabile - primavera 1961 - una lectio magistralis di Oggiano sul concetto di autonomia, metodo da scuola politica ateniese trasferita sotto l'Ortobene. Era andato alla radice del nome concludendo: «L'uomo è autonomo quando si sa muovere nella società, quando sa distinguere il confine fra diritto privato e diritto pubblico, quando è cosciente di diritti e doveri e sa rispettare i diritti degli altri». In quella serata emergeva - come nel Platone della Repubblica- l'Oggiano politico e l'Oggiano filosofo. Idealista senz'altro. Aveva detto, con voce flebile: «La mia libertà è tale solo quando so rispettare quella degli altri». Chiuse con una massima: «L'autonomia è intelligenza».

Esordisce nello studio legale di Ciriaco Offeddu. Mai parte civile fa l'avvocato per difendere i deboli non per guadagnare. Presiede l'Ordine di Nuoro dove osavano Gonario Pinna, Salvatore Satta, Pietro Mastino. Passa gli ultimi anni a rileggere Tucidide e Seneca.

Il 9 marzo 1991, a dieci anni dalla morte, l'ultimo sardista autentico, Mario Melis, scopre una lapide davanti alla casa natale di Oggiano. «Omine sàpiu e zustu, mastru de moralidade, Uomo saggio e assetato di giustizia, maestro di moralità».

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