La Nuova Sardegna

Checco Zalone letto attraverso Leopardi

«Gli italiani ridono della vita perché la stimano poco»

di GIACOMO LEOPARDI
«Gli italiani ridono della vita perché la stimano poco»

Come Zalone conferma, agli italiani piace ridere. Ma ridere come? Di fronte al profluvio di commenti, sul rapporto tra riso e italianità proponiamo il brano, illuminante, che Giacomo Leopardi a...

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Come Zalone conferma, agli italiani piace ridere. Ma ridere come? Di fronte al profluvio di commenti, sul rapporto tra riso e italianità proponiamo il brano, illuminante, che Giacomo Leopardi a questo tema dedica nel “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'italiani”.

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di GIACOMO LEOPARDI

Gli italiani ridono della vita: ne ridono assai più, e con più verità e persuasione intima di disprezzo e freddezza, che non fa niun’altra nazione. Questo è ben naturale, perché la vita per loro val meno assai che per gli altri, e perché egli è certo che i caratteri più vivaci e caldi di natura, come è quello degl’italiani, diventano i più freddi e apatici quando sono combattuti da circostanze superiori alle loro forze. Così è negl’individui, così è nelle nazioni. Le classi superiori d'Italia sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni. Il popolaccio italiano è il più cinico di tutti i popolacci. Quelli che credono superiore a tutte per cinismo la nazione francese, s’ingannano. Niuna vince né uguaglia in ciò l’italiana. Essa unisce la vivacità naturale (maggiore assai di quella de’ francesi) all’indifferenza acquisita verso ogni cosa e al poco riguardo verso gli altri cagionato dalla mancanza di società, che non li fa curar gran fatto della stima e de’ riguardi altrui: laddove la società francese influisce tanto, com’è noto, anche nel popolo, ch’esso è pieno di riguardi sì verso i propri individui, sì verso l’altre classi, quanto comporta la sua natura. (…) Per tutto si ride, e questa è la principale occupazione delle conversazioni, ma gli altri popoli altrettanto e più filosofi di noi, ma con più vita, e d’altronde con più società, ridono piuttosto delle cose che degli uomini, piuttosto degli assenti che dei presenti, perché una società stretta non può durare tra uomini continuamente occupati a deridersi in faccia gli uni e gli altri, e darsi continui segni di scambievole disprezzo.

In Italia il più del riso è sopra gli uomini e i presenti. La derisione e la canzonatura, cose sì poco proprie della buona conversazione altrove, occupano e formano tutto quel poco di vera conversazione che v’ha in Italia. Quest’è l’unico modo, l'unica arte di conversare che vi si conosca. Chi si distingue in essa è fra noi l’uomo di più mondo, e considerato per superiore agli altri nelle maniere e nella conversazione, quando altrove sarebbe considerato per il più insopportabile e il più alieno dal modo di conversare.

Gl’italiani posseggono l’arte di perseguitarsi scambievolmente e di prendersi a botte colle parole più che alcun’altra nazione. La canzonatura degli altri è certamente molto più fine – la nostra ha spesso e per lo più del grossolano – ed è una specie di monelleria. Ma con tutto questo, io compiangerei quello straniero che venisse a competenza e battaglia con un italiano in genere di canzonatura. I colpi di questo, benché poco artificiosi, sono sicurissimi di sconcertare senza rimedio chiunque non è esercitato e avvezzo al nostro modo di combattere, e non sa combattere alla stessa guisa. Così un uomo perito della scherma è sovente sconcertato da un imperito, o uno schermitore riposato da un furioso e in istato di trasporto. Gl’italiani non bisognosi passano il loro tempo a deridersi scambievolmente, a pungersi fino al sangue. Come altrove è il maggior pregio il rispettar gli altri, il risparmiare il loro amor proprio, senza di che non vi può aver società, il lusingarlo senza bassezza, il procurar che gli altri sieno contenti di voi, così in Italia la principale dote di chi vuole conversare, è il mostrar colle parole e coi modi ogni sorta di disprezzo verso altrui, l’offendere quanto più si possa il loro amor proprio, il lasciarli più che sia possibile mal soddisfatti di se stessi e, per conseguenza, di voi.

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