La Nuova Sardegna

Enti locali, nuovo rinvio Figuraccia del Consiglio

di Umberto Aime

La prima seduta del 2016 è durata pochi minuti: il dibattito slitta di una settimana Centrosinistra e centrodestra s’accusano a vicenda per l’ennesima falsa partenza

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CAGLIARI. I compiti a casa non sono serviti a granché: la riforma degli Enti locali è rimasta insabbiata come lo era prima di Natale. Con una figuraccia bipartisan, la prima riunione dell’anno del Consiglio regionale è durata forse quattro minuti. Anche troppi per far dire al presidente dell’Aula Gianfranco Ganau: «Come deciso dai capigruppo, la discussione è rinviata di una settimana». Tutti a casa, viaggio a vuoto e teste basse fino a martedì 12 gennaio, sempre alle 16.

I retroscena. Quando lo slittamento è diventato ufficiale, nei corridoi del Palazzo maggioranza e opposizione hanno cominciato a spararsi addosso, per scaricare sull’avversario la responsabilità della falsa partenza. Anche questo siparietto è stato tutt’altro che edificante e due pessime figure nel giorno del ritorno sui banchi sono state davvero troppe.

La maggioranza. Il centrosinistra ha fatto sapere: «La responsabilità del rinvio è della minoranza. Doveva presentare non sappiamo quante e quali proposte per trovare un accordo e invece, escluso qualcuno, ha continuato a fare scena muta in commissione». Così hanno detto i capigruppo della maggioranza prima di chiudersi nell’ennesimo vertice con l’assessore agli Enti locali Cristiano Erriu. All’uscita dalla riunione, il portavoce del Pd, Pietro Cocco, è stato chiaro: «All’opposizione – ha detto – abbiamo concesso un’altra occasione, il rinvio, per farci sapere su quali punti vorrebbe trovare un’intesa con noi. È vero che, in questi giorni, ci sono stati dei contatti, ma oltre la minoranza non è andata».

In altre parole, per non essere risucchiato nell’inferno degli emendamenti a valanga e neanche finire ostaggio dell’ostruzionismo avversario, il centrosinistra avrebbe concesso la settimana extra. Ma martedì prossimo cosa accadrà? «Anche senza accordo – ha detto Cocco – andremo avanti comunque per la nostra strada. Abbiamo i numeri per approvare la legge da soli e siamo sicuri del fatto nostro: non ci sono spaccature fra di noi. Direi che c’è solo qualche particolare ancora da chiarire». Anche per l’assessore Erriu non ci saranno altri intoppi: «La struttura è decisa da tempo e rimarrà questa: la Regione, le Unioni di Comuni e una città metropolitana. Poi ci saranno le reti metropolitane e quelle urbane. Altri margini di manovra, con questa legge nazionale non possono esserci».

La minoranza. Opposta la ricostruzione del centrodestra. «Il rinvio è colpa delle divisioni insanabili in maggioranza. Dall’inizio di dicembre a oggi i partiti del centrosinistra non sono riusciti a mettersi d’accordo», è stato il commento dei due consiglieri di Fdi-An Paolo Truzzu e Gianni Lampis. Per aggiungere subito: «Dopo le tante versioni presentate dalla Giunta, siamo ormai alla commedia-tragedia». Ancora più esplicito è stato il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni: «Siamo alla farsa, con il centrosinistra che prova ancora a nascondere la polvere sotto i tappeti». Per lui la soluzione è solo una: «Il ritiro del disegno di legge che così com’è non può essere nè approvato e neanche modificato». E subito dopo una proposta operativa: «Troviamo un accordo trasversale su pochi punti qualificanti, riscriviamo insieme e daccapo la legge, per lasciare i dettagli a un secondo momento». Tre – a detta di Dedoni – sono i principi fondamentali su cui bisognerebbe lavorare nei prossimi giorni: due città metropolitane, Cagliari e Sassari, una zona franca integrale che comprenda la Sardegna centrale e infine «deve esserci una decisione definitiva sul personale delle ex Province». Sul resto – ha detto il capogruppo dei Riformatori – «dobbiamo soprassedere e soprattutto farebbe bene a farlo questa maggioranza divisa in tutto nonostante le apparenze»,

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