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“Revenant”, arriva nelle sale italiane il film di Iñarritu con Di Caprio

“Revenant”, arriva nelle sale italiane il film di Iñarritu con Di Caprio

LOS ANGELES. «Faceva così freddo che non si riusciva a tenere gli occhi aperti», dice Leonardo DiCaprio. Se è vero che sacrifici e difficoltà sono un buon viatico per la vittoria di un Oscar, allora...

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LOS ANGELES. «Faceva così freddo che non si riusciva a tenere gli occhi aperti», dice Leonardo DiCaprio. Se è vero che sacrifici e difficoltà sono un buon viatico per la vittoria di un Oscar, allora questa volta ha finalmente buone possibilità di portarsela a casa, la tanto agognata statuetta. Sarebbe la volta buona, dopo i tentativi andati a vuoto – spesso scatenando ironie e polemiche – con film come “Titanic”, “Blood Diamond”, “The Aviator”, “Shutter Island”, “Inception” e, l'anno scorso, “Il lupo di Wall Street”. Se succederà sarà merito di “The Revenant”, il film di Alessandro Gonzalez Iñarritu, in uscita in Italia il 14 gennaio, che racconta la storia di un personaggio realmente vissuto nell'America di inizi Ottocento: Hugh Glass, cacciatore di pellami che, dopo essere stato ferito da un orso, fu derubato e abbandonato a se stesso dai due uomini che aveva pagato perché lo aiutassero a guarire (interpretati da Tom Hardy e da Will Poulter). «Non ho più paura di morire ormai, perché sono già morto», dice Glass, che riesce a sopravvivere. Quando recupera la forza, si mette alla ricerca dei compagni che l'avevano abbandonato e si vendica.

Realizzato adattando per il grande schermo il romanzo di Michael Punke, il film è stato definito dal regista Iñarritu., che lo scorso anno ha vinto, lui sì, l'Oscar per “Birdman”, come «uno dei film più difficili della mia carriera, caratterizzato da problemi fisici, psicologici, finanziari, ritardi e sacrifici». E se le difficoltà ci sono state per il regista e la sua troupe, ancora di più ha dovuto patire Leonardo Di Caprio, che ha girato buona parte del film sdraiato sulla neve del Canada o dell'Argentina, in luoghi dove la temperatura raggiungeva anche i 40 gradi sotto zero. «Per trovare la neve, in un inverno particolarmente asciutto, abbiamo raggiunto la punta estrema dell'Argentina – racconta Di Caprio – la Terra del Fuoco, andando fino alla città più meridionale del pianeta. Quando abbiamo girato nel fiume ghiacciato, in cui indossavo una pelliccia d'alce e una d'orso che pesavano circa 45 chili, ho rischiato ogni giorno l'ipotermia. È capitato che la temperatura scendesse così tanto da non riuscire a tenere gli occhi aperti. C'erano momenti in cui nemmeno le attrezzature funzionavano più molto bene». «Girare questo film – spiega ancora Di Caprio – ha rappresentato una sorta di percorso esistenziale, sia per me che per Iñarritu., perché rappresentava la perfetta fusione di violenza e bellezza, ed è proprio questo che volevamo: mettere in scena la brutalità e la bellezza della natura».

Il film ha debuttato a Natale negli Usa in solo quattro sale cinematografiche, incassando di cinquecentomila mila dollari. Il secondo miglior debutto di sempre.

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