Sua Maestà il porcetto fa la differenza anche a Masterchef
Il cooking-show ha fatto tappa nelle campagne di Orgosolo Sessanta pastori hanno giudicato un menu tipico sardo
SASSARI. La differenza l’ha fatta la cottura del maialetto, dopo che i malloreddus col ragù di pecora avevano accontentato tutti e le seadas erano state rispedite al mittente perché immangiabili. La rappresentazione barbaricina di Masterchef, non troppo originale ma scivolata via su un canovaccio molto tradizionale e una produzione impeccabile, si è conclusa con i Mamuthones e gli Issohadores che hanno circondato e indicato la squadra vincitrice (per la cronaca quella blu, guidata dalla stilista francese Sylvie). Quella che in una tavolata allestita nelle campagne di Orgosolo ha saputo soddisfare al meglio il palato di sessanta pastori chiamati a definire i vincitori della prova in esterna al termine di una sfida consumata su un menù tipico sardo.
Una giuria accolta con qualche apprensione dai diciassette concorrenti reduci, nella puntata precedente, da un confronto coi bagnini di Riccione: «Sessanta pastori sardi mangiano il doppio di cento bagnini e poi si mangiano i bagnini» ha detto uno di loro, prima di immergersi nel confronto. Una sfida cominciata male: gli spiedi non erano stati sistemati bene sulla brace e la cotenna non era stata bucata, Carlo Cracco ha dovuto riportare all’ordine tutti sollevando platealmente il tono della voce. Intanto Antonino Cannavacciuolo dava il suggerimento per il ragù: «Va servito caldo, quella della pecora è una carne grassa e se diventa tiepida dà fastidio al palato». Ritmi serrati alternati a scene di mungitura e panorami spettacolari, mentre sul prato Joe Bastianich intavolava con Egidio, front-man dei pastori, una discussione sulla vita bucolica in Barbagia.
Poi, intruppati perfettamente e vestiti con i tradizionali abiti da campagna, sono comparsi i sessanta giudici che si sono accomodati sotto gli alberi. Grandi complimenti per i malloreddus, fatti sul momento e conditi col sugo cotto a puntino, bene anche il maialetto. Bocciate senza pietà le seadas, tutte preparate con una pasta visibilmente troppo spessa, molte col formaggio ancora crudo e nessuna col ripieno filante. «Mi dispiace ma quelle di mia moglie non le cambio con queste», ha detto sogghignando uno dei pastori. Dopo la votazione, dal bosco sono spuntate le tradizionali maschere del carnevale barbaricino che hanno colto di sorpresa i concorrenti. Rumore di campanacci, passi di danza, e quindi i vincitori presi al laccio. Niente di stupefacente, se non altro, con un menù così, Bruno Barbieri non ha trovato nemmeno un “mappazzone”.
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