La Nuova Sardegna

«Niente imposizioni, la scelta spetta a noi»

L’isola potrà fare valere la sua autonomia ma la scelta non può essere scartata a priori

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SASSARI. Un punto in più all’anno. Di questo passo, per raggiungere la fatidica soglia del 65%, si arriverà al 2030, anno più anno meno. Secondo i dati della Regione la raccolta differenziata ha superato nell’isola il 51 per cento. L’Ispra, invece, è più generoso: la percentuale tocca il 53 per cento e vale l’ottavo posto nella classifica nazionale del riciclo, che vede in vetta Veneto e Trentino Alto Adige, entrambe al 67 per cento. Eppure, in poco più di 10 anni, la Sardegna ha fatto un balzo in avanti notevolissimo: nel 2004 la raccolta differenziata stava appena al 4 per cento, nel 2007 la percentuale era ferma al 27. Nel piano rifiuti dell’anno successivo, la giunta regionale si poneva l’ambizioso obiettivo di raggiungere quota 65 per cento. Missione fallita e percentuale non raggiungibile in tempi rapidi. Nel frattempo il volume di rifiuti pro capite sfiora i 560 chili all’anno. Ecco perché nell’isola si parla della possibilità di costruzione di un terzo impianto di termovalorizzazione, che si aggiungerebbe a quelli di Macchiareddu (Tecnocasic) e Tossilo, entrambi interessati da un progetto di revamping (ampliamento) per potenziare la quantità di rifiuti che possono essere smaltiti. Attualmente, sono circa 15mila quelle conferite a Tossilo.

Le reazioni negative all’ipotesi terzo impianto non si sono fatte attendere. Oltre ai comitati spontanei e alle associazioni ambientaliste, diverse forze politiche, come gli indipendentisti di Irs e di Sardinia Natzione, hanno chiesto alla giunta regionale di rispondere picche al governo, facendo valere la forza autonomista e respingendo con decisione scelte sbagliate e calate dall’alto.

Su questo punto l’assessore Donatella Spano mette subito le cose in chiaro. «Non c’è alcuna contrapposizione tra le regioni e il governo. Non si vuole imporre niente. Al contrario, c’è la volontà di arrivare a scelte condivise e non traumatiche per i territori. Per questo – spiega l’esponente della giunta Pigliaru – la conferenza delle regioni e delle province autonome ha approvato all’unanimità un documento in cui si dice che sul tema dei rifiuti governo e regioni devono dialogare e per questo si istituisce una cabina di regia per affrontare tutte le problematiche che inevitabilmente si presenteranno. In questo momento tutte le regioni, compresa la Sardegna, stanno lavorando agli aggiornamenti dei propri piani. Entro l’estate il quadro complessivo sarà più chiaro e potranno essere prese le decisioni». In questo quadro di armonia, la Sardegna ha anche un altro vantaggio. Ed è quello di essere regione a statuto speciale. «C’è l’articolo di salvaguardia – spiega l’assessore Spano – che stabilisce i limiti di applicabilità di una legge nazionale per una regione autonoma». Significa che certe decisioni, l’ultima parola su scelte importanti per il territorio, spettano alle regioni, alla Sardegna in questo caso. «Il confronto è ben avviato – conclude l’assessore – e al tavolo nazionale noi portiamo avanti la linea stabilita. Che in materia di trattamento rifiuti mette al primo posto il riciclo, la differenziazione, l’economia circolare. Ecco perché per non essere obbligati a cambiare direzione, serve l’impegno di tutti». (si. sa.)

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