Non si trova l’arma del delitto Sotto torchio il presunto killer
Le indagini sulla morte di Antonio Longu, l’ex cantoniere ucciso dopo una lite per l’antenna tv Prova dello stub per il vicino di casa Mario Faris, ancora ricoverato in ospedale a Nuoro
LULA. È ancora in ospedale Mario Faris, il presunto autore dell’omicidio di Antonio Longu, l’ex cantoniere di 72 anni di Lula ucciso giovedì mattina con tre colpi di pistola esplosi da distanza ravvicinata. Ieri mattina i carabinieri del Reparto operativo del comando provinciale di Nuoro, hanno sottoposto l’unico indagato alla prova dello stub.
Saranno gli esiti dell’esame tecnico a stabilire se l’ex emigrato nelle ultime ore abbia fatto uso di armi.
Intanto gli inquirenti cercano ancora la pistola usata per il delitto. Faris, assistito dall’avvocato Basilio Brodu, non è stato ancora interrogato. Il magistrato titolare dell’inchiesta, il sostituto procuratore Andrea Ghironi, ha inoltre conferito l’incarico all’anatomopatologo dell’ospedale di Nuoro, Vindice Mingioni, che domani pomeriggio effettuerà l’autopsia sul cadavere del pensionato. Quindi anche i funerali slitteranno di qualche giorno, probabilmente verranno celebrati martedì.
Tutto il paese è rimasto scosso da questa nuova tragedia. I lulesi, dalle ore immediatamente successive al delitto, mentre assistevano ai rilievi degli investigatori che si muovevano attorno al cadavere, coperto da un lenzuolo bianco, s’interrogavano sul perché di questo ennesimo fatto di sangue e, soprattutto, sulla pericolosità del presunto omicida che, nonostante il suo passato “burrascoso” pare girasse armato in modo indisturbato.
In tanti, infatti, hanno raccontato dei continui litigi tra Faris (noto Marteddu) e la vittima per problemi di condominio. Alla base delle ultime discussioni il malfunzionamento dell’antenna televisiva che l’ex emigrato attribuiva al dirimpettaio. «Lo aggrediva verbalmente – ha detto giovedì mattina un amico di Antonio Longu riferendosi all’indagato – tant’è che più di una volta lo avevo messo in guardia dicendogli di non abboccare alle provocazioni di quello lì che era uno pericoloso. Antonio era ironico, dalla battuta facile e molto generoso. Sorrideva alla vita, cosa che chi lo ha ucciso non sapeva fare». Minacce Mario Faris ne avrebbe rivolto anche ai dipendenti comunali quando pretendeva da loro aiuti economici oltre all’alloggio popolare di via Dei Mille, a pochi passi dal municipio.
«In passato ho subito un’ingiustizia – andava dicendo in paese, riferendosi alla vicenda giudiziaria legata al “giallo del Reno” – ma vedrete, verrò risarcito».
L’uomo, infatti, si era sempre proclamato innocente per il caso di uxoricidio che lo aveva visto protagonista nel febbraio del 1974 in Germania. A Leverkusen era stato trovato il cadavere di una donna, al nono mese di gravidanza. Si trattava di Franca Fontana, moglie dell’ex emigrato lulese, aveva 25 anni.
Lui venne arrestato ma rimesso subito in libertà. La polizia tedesca aveva ritrovato sul cadavere della donna, all’interno di una busta di plastica, una lettera in cui lei asseriva di essersi tolta la vita perché angustiata dai rimorsi nei confronti del marito che aveva tradito con un altro uomo, padre del bambino che portava in grembo.
Scagionato in Germania, dove la polizia aveva archiviato il caso come suicidio, Faris era stato estradato in Italia dove doveva scontare altre pene. Però, a seguito delle dichiarazioni fatte da un detenuto, suo compagno di cella, che sosteneva di aver ricevuto confidenze da lui proprio sull’omicidio della donna, il caso venne riaperto. L’ex emigrato di Lula aveva infatti fornito particolari sull’episodio che l’altro carcerato non poteva conoscere.
Condannato a 24 anni per l’uccisione della moglie, Mario Faris “Marteddu” aveva finito di espiare la pena alla fine degli anni 90. Da Lanusei aveva fatto rientro in paese, ai piedi del Montalbo, dove il Comune gli aveva assegnato un alloggio nella palazzina di via dei Mille.
Proprio dove giovedì si è consumata la tragedia.
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