La Nuova Sardegna

Dalla Bocconi alla campagna

Dalla Bocconi alla campagna

La scelta di Daniela Scarpellino, laurea a Milano e imprenditrice agricola a Tula

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SASSARI. Non è affatto un ripiego. I giovani sardi ritornano a lavorare la terra, a mettere su allevamenti e piccole industrie agricole, ma la cosa più sorprendente è che per la maggior parte di loro è una scelta di vita, non certo una sconfitta.

Secondo un recente sondaggio di Coldiretti il 57 per cento dei giovani preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale (18 per cento) o fare l'impiegato in banca (18 per cento). E tutto questo - altra sorpresa - con il placet di mamma e papà. Quasi un genitore su tre (29 per cento) consiglierebbe infatti ai propri figli di fare l'agricoltore. E ben il 55 per cento sarebbe contento se il figlio o la figlia sposasse un contadino. Ma al di là dei numeri ci sono le storie e i nomi di chi, pur con una laurea in tasca, ha scelto di indossare scarpe comode e sporcarsi le mani con la terra. C’è la storia di Daniela Scarpellino, 35 anni, due figli piccoli, genitori calabresi, titolare a Tula, nel cuore del Logudoro, di una fattoria ancora in fase di espansione ma che già produce 15mila barattoli all'anno di ottima marmellata. Tra le specialità: more selvatiche, pere e cannella, fichi e mirto, mela cotogna, ciliegie, prugne. Senza contare le arnie con le api dalle quali ottenere il miele. Nel cassetto una laurea in Scienze economiche e sociali alla Bocconi di Milano, Daniela ha deciso di realizzare il suo sogno. Ha scelto la campagna e la campagna la ripaga come un posto fisso o una scrivania di qualche multinazionale non avrebbero potuto fare.

L'azienda agricola "Areste" sorge sulle colline di Monteudulu, sulla strada che da Tula conduce a Martis.

Per quanto sembri incredibile, Daniela e il marito Alessandro, che ha sposato lei e la sua voglia di creare qualcosa di importante con le proprie mani, fanno tutto da soli. Al massimo con l'aiuto del papà di lui. Seminano, raccolgono la frutta, la fanno bollire, la trasformano in marmellata e la confezionano. Nell’isola le nuove aziende agricole gestite da infratrentenni sono passate da 252 del 2012 a 470 del 2014. Che ci sia una riscoperta della campagna come luogo per vivere e lavorare è confermato da un'analisi elaborata da Coldiretti sulla base degli ultimi dati raccolti dall'Istat: nel 2015 i giovani lavoratori agricoli indipendenti sono aumentati del 35 per cento rispetto all'anno precedente.

E tra belle storie da raccontare che arrivano dalla campagna c’è quella di Giacomo Masia, giovane agricoltore sassarese che a luglio dello scorso anno si è aggiudicato il titolo regionale nella categoria We green e pochi mesi dopo, a Expo, ha ricevuto un riconoscimento importante, andando a un passo dall'Oscar Green per l'agricoltura sostenibile e innovativa. Masia ha una azienda agricola a Campanedda, tra Sassari e Porto Torres, dove coltiva erba medica, cereali e mais. Da qualche anno ha condiviso la scommessa di Matrìca dedicando i terreni, quelli marginali ed improduttivi, alla coltivazione di cardo. «È una piantagione che si regge con la pioggia e si adatta perfettamente al clima sardo - spiega il giovane imprenditore -. Si coltiva ogni sei anni e produce già dal primo. Insomma, mi consente di avere un reddito anche da quelle terre improduttive, e di farlo con coltivazioni a zero impatto ambientale».

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