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L’arte e l’amicizia con Andy Warhol Il mondo di un creativo visionario

di Paolo Curreli
L’arte e l’amicizia con Andy Warhol Il mondo di un creativo visionario

Pensare che per David Bowie il mondo dell'immaginario visivo fosse solo uno strumento promozionale è un grande sbaglio, non era l'aggiunta del look per definire meglio il Glam rock ma una parte...

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Pensare che per David Bowie il mondo dell'immaginario visivo fosse solo uno strumento promozionale è un grande sbaglio, non era l'aggiunta del look per definire meglio il Glam rock ma una parte essenziale del suo essere un artista globale. David R. Jones frequentò da ragazzino, al’inizio dei ’60, la scuola d'arte per diventare un grafico pubblicitario, professione innovativa che definiva anche l'epoca dell'avvento dei consumi di massa, quando l'etichetta cominciava a sormontare la sostanza delle merci. Se questa fu sicuramente un’esperienza fondamentale per il suo sguardo sul mondo, il cortile della Bromley Technical High School fu anche teatro del pugno che il giovane David ricevette dal suo compagno George Underwood che gli procurò una lesione cambiando colore al suo occhio sinistro e “regalandogli” una percezione alterata della realtà. David Bowie diceva: «Dipingo per metà della giornata il resto lo dedico alla musica». Possedeva un’importante collezione d’arte e scriveva sulla rivista “Modern Painters”, su cui intervistò nel ’96 Damien Hirst. La sua continua mutazione non era un cambio d’abito ma l'attraversamento dei generi, l'interpretazione delle realtà percepibili. Per dirla con un aforisma di Oscar Wilde citato da Bowie: «O si è un’opera d'arte o la si indossa». Un dialogo continuo con l'immaginario del suo pubblico, un'interpretazione totale dei sui personaggi, dalla rock star decadente Ziggy Stardust, al berlinese dandy ed esoterico Thin White Duke.

Una costruzione che sembra attoriale ma che spesso ha coinvolto la psiche di Bowie in maniera profonda. Metamorfosi in cui Bowie è stato accompagnato dall'attore Lindsay Kemp, di cui fu allievo, e che si occupò della messa in scena dei concerti di Ziggy Stardust, Kemp insegnò a Bowie a guidare ogni gesto e atteggiamento del suo corpo. Fondamentale il rapporto con Masayoshi Sukita, il fotografo giapponese che lo ha seguito per più di 40anni non solo documentando il camaleonte Bowie ma diventando amico e autore dell'immagine iconica del musicista e che gli fece conoscere lo stilista Kansai Yamamoto, autore del suo look visionario.

Ma l'artista "parallelo" – e fonte di ispirazione – per David Bowie fu sicuramente Andy Warhol, un creativo totale con cui il cantante condivideva la trasversalità e la capacità di interpretare il mondo contemporaneo utilizzandone i codici e facendoli diventare poetica. E all'artista americano Bowie dedica “Andy Warhol” brano del suo quarto album Hunky Dory del '71. «Vorrei diventare una galleria e portarvi dentro con me», dice la canzone. E nel ’96 Bowie interpreterà proprio il ruolo di Warhol nel film “Basquiat”, biografia del giovane pittore lanciato da Warhol .

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