Riforma degli Enti locali, contrattacco della Giunta
Il dibattito in Consiglio è bloccato, l’opposizione continua a contestare la legge La maggioranza vuole chiudere la partita con una sessantina di emendamenti
CAGLIARI. La riforma degli Enti locali è diventata ormai così un incubo che a salvare il Consiglio regionale potrebbe essere solo un miracolo. Se esiste un dio delle istituzioni, è arrivato il suo momento: scenda in terra il Salvatore. Dopo aver approvato in due giorni un solo articolo su 72, è evidente che il dibattito in aula andrebbe benedetto da qualcuno ma non si sa più con quale acqua santa. La maggioranza di centrosinistra continua a incassare le bordate quotidiane sparate dall’opposizione, ma dicono che abbia un asso nella manica e potrebbe giocarlo presto forse sin da oggi.
Contrattacco silenzioso. Con una sessantina di emendamenti presentati dalla coppia Francesco Agus, presidente della commissione Autonomia, e Roberto Deriu, relatore di maggioranza, il centrosinistra e la Giunta starebbe per far saltare l’accerchiamento in cui sono finiti. Ad averli cacciati in trincea è stato il centrodestra. Da giorni l’opposizione è instancabile nel presentare montagne di correzioni volanti (finora sempre bocciate) o nel discutere commi, parole e virgole. «Non lo facciamo per ostruzionismo – hanno detto da quei banchi – ma perché vogliamo salvare la Sardegna da una riforma assurda e complicata». Come andrà a finire e soprattutto quando finirà, è una previsione ancora difficile se non impossibile. Ma ora la contromossa di Agus (Sel) e Deriu (Pd) – sotto la regia dell’assessore agli Enti locali Cristiano Erriu al quale va riconosciuta una calma olimpica – dovrebbe riuscire a fermare l’avanzata del nemico.
Fuochi d’artificio. A qualcuno prima o poi doveva scappare: «Aridateci le Province, almeno sapevano cos’erano, qui rischiamo il caos», A invocare, in aula, il ritorno di quello che non c’è più, è stato a sorpresa Pietro Pittalis, capo gruppo di Forza Italia. Capace poi di strappare anche un sorriso quando ha aggiunto: «Abbiamo sul tavolo una riforma tanto complicata che neanche gli Stati Uniti d’America riuscirebbero a capirci qualcosa». Ha stupito ancora di più che a rafforzare la sparata azzurra (lo sanno tutti: un ritorno al passato è impossibile) sia stato Michele Cossa (Riformatori), uno dei padri del referendum ammazza-Province del 2012. «Di fronte all’obbrobrio imposto dalla maggioranza – ha detto con ironia – arrivo a rimpiangere i vecchi enti intermedi». Anche l’Udc ha lanciato il suo fuoco d’artificio, Con un comunicato, ha proposto che la Sardegna diventi un’unica città metropolitana formata da 377 Comuni, cioè tutti. Nei prossimi giorni, ci saranno di sicuro altre uscite con il botto.
Nodi e trappole. Sono ancora tanti visto che nell’elenco infinito degli emendamenti (quota tremila è vicinissima) ci sono anche quelli bi-partisan per i recuperare questo o quel Comune e farlo rientrare in una delle caselle disegnate nell’ultima mappa. Oppure un altro imbuto rischia di essere il numero minimo di abitanti per costituire un domani le reti metropolitane o quelle urbane. La tombola è appena cominciata e ogni partito – poco importa da che parte stia – ha pronto un suo numero magico da far girare. La fantasia ormai è ben oltre il potere, ma si sa: non è solo con la fantasia che si scrivono le riforme.
Scatenati. Gli emendamenti alla legge continuano a essere presentati a pioggia dall’opposizione. Che nel momento in cui sono messi in votazione, è capace di mandare in campo tutti i suoi oratori. Una frase su tutte è stata quella di Attilio Dedoni, capogruppo dei Riformatori: «Se passa questo testo incomprensibile e pasticcione – ha detto – la Sardegna non sarà più una ciambella (riferendosi al vuoto istituzionale in cui secondo lui finirebbero le zone interne) ma un amaretto». (ua)
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