La versione poco credibile: è caduta in casa
Il racconto del 35enne è apparso subito confuso, poi l’uomo ha ammesso le sue responsabilità
SASSARI. Capelli lunghi e barbetta, maglione nocciola bello largo, curvo in avanti: ha compiuto pochi passi per arrivare all’auto della polizia, Tore Usai. Sguardo fisso verso il basso, non ha detto neppure una parola, apparentemente tranquillo. Poi il lungo interrogatorio in questura, spiegazioni una dietro l’altra, confusione e mezze risposte.
È uno come si dice «un po’ particolare» il nipote della donna uccisa. Vende vecchi libri davanti ai supermercati, in giro per la città, cerca di racimolare qualche spicciolo grazie alla solidarietà della gente.
Tutti quelli che lo conoscono hanno creduto di poter affermare che «non farebbe mai male a una mosca». Tanti problemi, una condizione di disagio che viene da lontano e un trascinamento lento nella quotidianità. È stato in carcere per questioni di droga e reati direttamente collegati (furto), forse persino troppo facile da sospettare per l’omicidio dell’anziana zia.
Nelle ore di permanenza in questura, Tore Usai ha ripetuto la sua versione dei fatti: ha detto di avere trovato Bonaria Sanna a terra, perdeva sangue dalla testa. Così ha provato a raccontare che fosse caduta, ha immaginato che fosse viva, in realtà era morta almeno tre ore prima.
La sua posizione si è via via complicata con il passare delle ore, fino al momento del crollo e dell’ammissione di avere commesso lui - quello che secondo molti non avrebbe mai fatto una cosa del genere - il grave reato.
Gli investigatori della squadra mobile, mobilitati su più fronti, non hanno trascurato niente. A cominciare da chi frequentava la casa della vittima o che potrebbe essere venuto a conoscenza del fatto che vivesse sola. E tra gli accertamenti, una attenzione particolare è stata prestata anche all’eventualità che - oltre al nipote - altri potessero avere accesso senza problemi all’appartamento di via Torres 30.
Situazione delicata, ogni mossa degli investigatori è stata concordata con il pm Giovanni Porcheddu, anche per evitare errori che potrebbero avere conseguenze sull’esito finale dell’attività investigativa. Il cerchio si è stretto, prima delle 23 la svolta: il crollo, quel nipote «un po’ strano» si è liberato di un peso. (g.b.)
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