Abbandonata anche da morta, nessuno vuole la bimba partorita nel tugurio
La salma dal 6 gennaio all’obitorio: ancora senza nome, i parenti non hanno chiesto di portarla a casa a Santa Maria Coghinas per seppellirla
SASSARI. Nessuno lo ha reclamato, nessuno ha denunciato la sua nascita né la sua morte. Dieci giorni dopo la tragedia di Santa Maria Coghinas, quando una trentenne del paese ha partorito da sola in un tugurio una bambina che - senza l’assistenza necessaria - purtroppo non è sopravvissuta, quel corpicino senza vita e senza nome sembra dimenticato.
La piccola salma dal 6 gennaio giace in una cella frigo dell’istituto di Patologia Forense di Sassari, all’interno della cittadella sanitaria di Rizzeddu, ma nessuno dei parenti si è ancora fatto avanti per riportarla a casa e darle un nome e una sepoltura.
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I prossimi giorni il procuratore capo Paolo Piras firmerà il nulla osta per la restituzione del corpicino, ma se nessuno dei familiari si presenterà in Procura è probabile che spetterà al sindaco del paese di provenienza occuparsi delle pratiche per la tumulazione. Intanto per mercoledì mattina è stato fissato l’interrogatorio per la madre della bimba, iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto.
La donna, assistita dall’avvocato Maurizio Serra, dovrà presentarsi a Sassari in Procura per spiegare ai magistrati (l’inchiesta è seguita dal procuratore capo insieme al sostituto Maria Paola Asara) cosa sia accaduto in quei terribili momenti, in cui la presenza di un’ostetrica avrebbe forse potuto salvare quella piccola vita che stava nascendo. L’autopsia, eseguita dal medico legale Salvatore Lorenzoni, aveva accertato che non si era trattato di una morte intrauterina e che la bimba era rimasta strozzato dal cordone ombelicale. Dopo la tragedia la madre aveva riferito ai soccorritori di essere stata all’oscuro della gravidanza, ma gli investigatori su questo fatto vogliono vederci chiaro. ù
Durante il ricovero in ospedale, nel reparto di Ginecologia delle cliniche di Sassari, la donna ha rifiutato di sottoporsi a una visita psichiatrica. L’inchiesta è stata affidata ai carabinieri del Nas. Sono stati gli uomini del nucleo antisofisticazioni dell’Arma a svolgere tutta una serie di accertamenti tecnici per cercare di far luce sulla vicenda. Nel mirino degli investigatori è finito anche il profilo facebook della trentenne di Santa Maria Coghinas. Alcune discussioni pubbliche sulla sua bacheca avrebbero attirato l’attenzione dei carabinieri. Intanto, dopo le dimissioni dall’ospedale, la donna e il suo compagno di vent’anni più grande sono stati ospitati in una casa di proprietà della parrocchia del paese.
I prossimi giorni la coppia potrà prendere possesso di un altro appartamento messo a disposizione da alcuni compaesani. Fino al 6 gennaio i due vivevano in un tugurio senza acqua né luce alla periferia del paese. Un vecchio magazzino con le grondaie mangiucchiate dalla ruggine e con il bagno all’aperto, dove dieci giorni fa è venuto al mondo un corpicino a cui nessuno ha ancora dato un nome né l’ultima carezza.
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