Prende la scossa, cade da 6 metri e muore
Gianni Deffenu, 70 anni, di Olmedo, sistemava un’insegna al neon, ma la scarica lo ha sbalzato e lo ha fatto schiantare
INVIATO A VALLEDORIA. Era appena uscita dal market Superconcas, nella via principale di Valledoria. Ore 13,15, le buste della spesa in mano. Daniela Cano ha sollevato istintivamente lo sguardo, ed è rimasta imbambolata, con il naso all’insù: perché un uomo sopra una scala, a sei metri di altezza, attira per forza l’attenzione. «Era signor Gianni – dice – lo conosco da una vita e stava riparando un’insegna al neon». Deglutisce, è ancora scossa da ciò che ha visto: alle 16 è nella sala d’attesa della caserma dei carabinieri e aspetta di parlare con il tenente. Lei è l’unica ad aver assistito all’attimo esatto in cui Gianni Deffenu, 70 anni, residente a Olmedo, ex titolare della ditta “Nuova Neon Sassari”, è precipitato sull’asfalto ed è morto sul colpo.
Il racconto. «All’improvviso signor Gianni ha urlato. Ed è successa una cosa incredibile: è come se avesse ricevuto una spinta che l’ha sbalzato via dalla scala, facendolo cadere di schiena. L’ho visto venire giù da più di sei metri, e poi sbattere violentemente per terra. Ho mollato le buste, mi sono messa a urlare e gli sono corsa incontro». Il tonfo è sordo, un rumore sinistro che spaventa. Un tecnico impegnato nelle rilevazioni ambientali, inginocchiato davanti a un tombino scoperchiato, solleva di colpo gli occhi. «Non ho visto la sequenza della caduta – racconta – ma la botta l’ho sentita eccome. E ho visto anche l’aiutante, che era proprio davanti alla scala, che si è voltato di scatto e si è messo le mani in testa».
La scossa e poi il volo. Gianni Deffenu è precipitato a peso morto, neanche un tentativo di attutire il colpo. Probabilmente aveva perso i sensi già prima di franare al suolo. Ha le dita livide, e questi sono i probabili segni di una folgorazione. Quell’urlo sentito dalla donna potrebbe essere l’attimo esatto in cui l’uomo ha ricevuto la scossa elettrica. Tutto sembra combaciare: il grido improvviso, lui che molla la presa e viene proiettato all’indietro, il volo di schiena senza alcuna torsione, lo schianto devastante. E la scala che resta perfettamente appoggiata all’insegna, senza un accenno di sbilanciamento. «Mi sono accorta subito che c’era poco da fare – dice Daniela Cano – perdeva una quantità incredibile di sangue dalla testa e dagli occhi. E non aveva alcun sussulto. Sicuramente è morto sul colpo, perché l’altezza era troppa e l’impatto è stato violentissimo».
I soccorsi. La strada si riempie di persone: escono i clienti del bar, quelli del supermarket. Qualcuno urla: «Non lo toccate, lasciatelo così. Chiamate i soccorsi». L’operaio ambientale alle 13,17 compone il 118. Viene allertato anche l’elisoccorso. Poi tenta di capire da dove fuoriesce il sangue, per provare a tamponare l’emorragia. La ferita è troppo estesa fare qualcosa: «Signor Gianni, Signor Gianni mi sente?». Prova anche la barista. Ma è tutto inutile. Dirà il primo responso del medico legale: frattura cranica e rottura dell’osso del collo. A confermare invece l’ipotesi della folgorazione sarà invece l’autopsia disposta dal magistrato per i prossimi giorni. La data del funerale a questo punto non è ancora possibile stabilirla.
La ricostruzione. Invece i carabinieri della tenenza di Valledoria, che fanno capo alla compagnia di Porto Torres, si pongono un’altra domanda: cosa ci faceva un uomo di settant’anni, sopra una scala, a sei metri di altezza? Il primo elemento che i militari hanno raccolto è questo: «Non è stata rispettata una sola regola sulla sicurezza: niente caschetto, niente imbragatura, niente guanti, e soprattutto niente corrente elettrica staccata». Evidentemente Gianni Deffenu si è fidato ciecamente della propria esperienza. Lavorava in quel settore da cinquant’anni, poteva cambiare un’insegna a occhi chiusi sopra un grattacielo. Ma è pur sempre la vecchia generazione di tecnici, più sbrigativa e pragmatica, perché cresciuta senza troppe precauzioni certificate, abituata a salire su una scala, svitare una lampadina e risolvere velocemente i problemi. Altro elemento: «Gianni Deffenu non solo era nel posto sbagliato al momento sbagliato, ma lì non doveva proprio starci», dicono i carabinieri. Aveva fondato l’impresa Nuova Neon Sassari, l’aveva resa grande, ma poi aveva ceduto il testimone ai quattro figli e al cognato. Lui era in pensione, non figurava tra i dipendenti dell’azienda, nemmeno il suo aiutante era assunto. Non avrebbe dovuto prendere il camincino, non avrebbe dovuto allungare la scala, e soprattutto non avrebbe dovuto salirci in cima. Gli ispettori dello Spresal hanno sentito i titolari della ditta. Vogliono capire se erano a conoscenza di questo intervento, se si trattava di una prassi o di un episodio occasionale. Gli ultimi attimi. Cinque minuti prima di arrampicarsi a sei metri di altezza, Gianni Deffenu e il suo aiutante erano con i piedi ben saldi per terra e con i gomiti appoggiati al bancone del bar: «Hanno ordinato due cappuccini e due paste – racconta Daniela Cano – li ho serviti io stessa. Poi hanno fatto finta di litigare per chi doveva pagare. E signor Gianni alla fine l’ha chiusa così: chi è il più anziano? Allora ragazzino fatti da parte che pago io». E dieci minuti dopo la stessa scena si è ripresentata davanti alla scala. Avrebbe potuto far salire il ragazzo più giovane e più atletico: «Signor Già, vado su io?». Manco per niente. Amava quel lavoro, e ha fatto valere la legge del più anziano.
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